Siria, Annan incontra Assad: dialogo “franco”. Ma gli scontri continuano

Pubblicato il 9 luglio 2012 21:27 | Ultimo aggiornamento: 9 luglio 2012 21:58
Bashar el Assad

Bashar el Assad (Foto LaPresse)

BEIRUT – L’inviato di Onu e Lega Araba Kofi Annan prova nuovamente a fermare il massacro in Siria, ma questa volta coinvolgendo il primo sostenitore del regime, l’Iran.

Annan l’ha fatto lunedì 9 luglio, prima con un colloquio a Damasco con il presidente Bashar al Assad, con il quale ha detto di avere concordato un nuovo ”approccio” che sarà sottoposto all’opposizione armata, e poi direttamente a Teheran, che l’Occidente aveva voluto esclusa da una riunione del Gruppo d’Azione il 30 giugno a Ginevra.

Da Teheran il ministro degli Esteri Ali Akbar Salehi, riferendosi ad Assad, afferma che ”nessun leader è eterno” e che ”i siriani dovrebbero scegliere il loro futuro nelle elezioni del 2014”. Non senza ribadire però che ”fino ad allora le potenze dovrebbero evitare di aggravare il bagno di sangue interferendo sul terreno”.

Nell’attesa dei risultati dell’iniziativa, sul terreno non si fermano i combattimenti. Semmai, acquistano nuova drammaticità, con scontri segnalati oggi dagli attivisti dell’opposizione anche nel quartiere degli Abbassidi a Damasco tra forze governative e ribelli.

Il bilancio è di almeno 41 morti secondo i Comitati locali di coordinamento, che parlano anche incessanti bombardamenti sui quartieri di Khaldiya e Joret Sheyah a Homs, con le truppe del regime che sembrano apprestarsi a dare l’assalto all’area sotto il controllo dei ribelli.

Annan, alla sua terza missione a Damasco da quando è stato incaricato di cercare una soluzione alla crisi, ha detto di avere avuto con Assad un colloquio ”franco e costruttivo”. Il presidente siriano ha ribadito il suo impegno ad applicare il piano di pace in sei punti dello stesso Annan, il quale però ha detto che esso deve essere ”applicato in modo molto migliore”. Niente di strano, dal momento che dall’entrata in vigore del cosiddetto ‘cessate il fuoco’, il 12 aprile scorso, l’Osservatorio per i diritti umani in Siria ha contato altri 6.000 morti, su un totale di oltre 17.000 dall’inizio della crisi, 16 mesi fa.

Sul tono ”costruttivo” del negoziato si è detta d’accordo Damasco, affermando però che la possibilità di trovare una soluzione politica ”dipende in gran parte dalla cessazione delle forniture di armi e finanziamenti al terrorismo”. Ciò di cui Assad accusa Arabia Saudita, Qatar, Turchia e Usa.

Ma da Mosca, dove si trovava per incontrare il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov, Michel Kilo, esponente dell’opposizione interna siriana, ha accusato il regime di bloccare il dialogo. Secondo il quotidiano Al Watan, vicino al governo, Annan e Assad avrebbero parlato della composizione di quel governo di transizione di cui dovrebbero far parte esponenti del regime e dell’opposizione, auspicato nella riunione del Gruppo d’Azione, alla quale hanno partecipato i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu (Usa, Russia, Cina, Francia e Gran Bretagna), la Ue, la Turchia e Paesi della Lega Araba.

Anche se gli occidentali premono per un’uscita di scena dello stesso Assad che Russia e Cina non appoggiano. Il presidente russo Vladimir Putin ha detto che occorre fare il massimo per trovare una soluzione politica pacifica, ma ha avuto anche un’uscita polemica verso l’Occidente, accusato di tentare di conservare la sua influenza attraverso le operazioni umanitarie e l’esportazione della ”democrazia dei missili e delle bombe”. Un segnale di cambiamento, tuttavia, potrebbe essere la decisione di Mosca di tenere in sospeso la consegna alla Siria degli aerei da addestramento Yak-130.

La Turchia, intanto, torna a parlare dell’abbattimento da parte della contraerea siriana di un suo jet militare, il 22 giugno scorso. ”Faremo quello che i grandi Paesi fanno, quando lo faremo, lo vedrete”, ha detto il capo di stato maggiore, generale Necdet Ozel, interrogato dal quotidiano Aksam sulla risposta che Ankara darà all’episodio. ”Naturalmente non sara’ come dare il via a una guerra”, ha aggiunto Ozel, senza dare ulteriori chiarimenti.