Siria. Entro un mese gli Usa cominceranno ad armare certe fazioni ribelli

Pubblicato il 29 Giugno 2013 10:53 | Ultimo aggiornamento: 29 Giugno 2013 10:53

BEIRUT, LIBANO – Entro un mese gli Stati Uniti inizieranno ad armare alcune frange dei ribelli siriani, ma ci vorranno mesi, secondo quanto riferito da fonti militari Usa citate dal Wall Street Journal, per provocare una svolta nella guerra siriana, a favore del variegato e frammentato fronte degli insorti. Ma nel giorno in cui i media ufficiali di Damasco hanno riferito di un “attentato suicida” che ha causato – secondo stime non verificabili in maniera indipendente – morti e feriti feriti nel cuore della Città vecchia della capitale, l’Italia per il tramite del ministro degli esteri Emma Bonino ha ribadito che non intende fornire alcun tipo di aiuto militare agli insorti.

Il bilancio definitivo riferito dalle autorità siriane di quello che viene descritto come “un attentato suicida” compiuto nel quartiere cristiano di Bab Sharqi è di quattro uccisi e otto feriti. L’agenzia di stampa Sana e la tv di Stato non forniscono però le generalità delle vittime e l’attendibilità delle informazioni dai media ufficiali da circa mezzo secolo non  verificabile in maniera indipendente. La tv di Stato ha trasmesso le immagini dal luogo dell’ esplosione e ha mostrato il corpo, integro ma con calcinacci addosso, di quello che è stato definito “l’attentatore suicida”.

Si sarebbe fatto esplodere di fronte a un negozio di antiquariato locale. Il negozio e la merce all’interno – come dimostrano le immagini della tv di Stato, le uniche disponibili – sono stati danneggiati lievemente. Distante alcune centinaia di metri si trova la chiesa ortodossa di Mariamiyye, che non è stata in alcun modo danneggiata.

Secondo il Wsj gli Stati Uniti entro un mese saranno pronti ad armare i ribelli. In particolare quelli definiti “moderati”, sui quali si è certi che un domani non rivolgeranno le armi contro i loro stessi sponsor stranieri. L’obiettivo della Casa Bianca, in accordo con l’Arabia Saudita e gli altri alleati in Europa e in Medio Oriente è duplice. Primo, controbilanciare l’attuale supremazia militare determinata sul terreno dall’ingresso nella battaglia degli Hezbollah libanesi a fianco delle milizie fedeli al presidente Bashar al Assad. Secondo, favorire l’emergere delle brigate di insorti meno estremiste e la conseguente marginalizzazione dei gruppi jihadisti e qaedisti. Secondo le fonti citate dal quotidiano, il sostegno Usa si concretizzerà nella fornitura di armi leggere, munizioni e un numero per ora limitato di armamenti più pesanti, come alcuni tipi di missili anti-carro.

I depositi a cui gli Stati Uniti starebbero attingendo sono “segreti”, ma nei giorni scorsi altri quotidiani americani avevano individuato carichi di armi diretti ai ribelli siriani – tramite il Qatar, l’Arabia Saudita e la stessa Cia – provenienti dai magazzini libici e balcanici. Gli Usa, che nella vicina Giordania hanno già circa un migliaio di militari, alcune batterie di missili Patriot e alcuni caccia, intendono proseguire attività di addestramento di alcuni gruppi di ribelli.

Un’azione, che secondo fonti citate dalla stampa americana nei giorni scorsi, è già in corso dall’anno scorso sia nel nord del regno hascemita sia nel sud della Turchia. Il rifornimento di armi – conclude il Wsj – sarà comunque graduale e occorrerà tempo prima che questi aiuti militari possano davvero fare la differenza nei confronti delle forze di Assad e degli Hezbollah.