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Siria: forze speciali cinesi con Assad. Gli Usa ritirano 400 marine

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Siria, arrivano anche i cinesi chiamati da Assad per riprendere Idlib

ROMA – Siria: forze speciali cinesi con Assad. Gli Usa ritirano 400 marine. Nel già complicato scacchiere della Siria sta per arrivare un contingente di qualche centinaio di unità di forze speciali cinesi. Le “tigri siberiane” e le “tigri notturne”, stando ai media siriani e ai recenti abboccamenti con il governo cinese, aiuteranno Bashar Assad a riprendersi la provincia di Idlib, ancora in mano agli islamisti di Al Qaeda. Il supporto militare di Pechino si spiega soprattutto con la presenza tra i foreign fighters di un numeroso gruppo di uiguri, l’etnia di origine turcomanna che abita lo Xinjiang, la regione minacciata dalle spinte separatiste.

Gli uiguri si sono stabiliti sulle montagne Idlib e Lattakia, hanno portato con loro le famiglie e combatteranno fino alla morte perché non possono tornare, vivi, in Cina. L’offensiva a Idlib è in stallo e l’idea di andare a stanare gli uiguri sulle montagne è da brividi anche per le truppe più sperimentate del raiss. Già a maggio l’ambasciatore siriano a Pechino, Imad Moustapha, aveva dichiarato che i foreign fighter uiguri in Siria erano un problema anche per la Cina perché dalla Siria promuovevano «la causa della secessione dello Xinjiang», la loro regione. (Giordano Stabile, La Stampa)

Usa ritirano 400 marine dopo riconquista Raqqa. Gli Usa hanno fatto rientrare dalla Siria 400 Marine addetti a batterie di artiglieria che nei mesi scorsi avevano appoggiato le milizie a maggioranza curda nell’offensiva in cui hanno strappato Raqqa all’Isis. Lo ha reso noto l’ufficio stampa della operazione Inherent Resolve. Secondo cifre ufficiose, sarebbero circa 1.700 i militari americani sul terreno in Siria, distribuiti in una decina di basi nel nord.

“La partenza di questi Marine è un segno di un vero miglioramento nella regione”, ha sottolineato il direttore delle operazioni della Coalizione, generale Jonathan Braga. “Stiamo diminuendo le forze combattenti dove la cosa ha un senso, ma continuiamo i nostri sforzi per aiutare i nostri partner siriani e iracheni a mantenere la sicurezza”.

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