Siria: “Via dall’Unione per il Mediterraneo. Ci orienteremo ad est”

Pubblicato il 22 Giugno 2011 11:39 | Ultimo aggiornamento: 22 Giugno 2011 12:30

BEIRUT – L’Unione europea vuole ”seminare la sedizione confessionale (fitna) e il caos” in Siria: lo ha detto il ministro degli Esteri siriano Walid al Muallim commentando a Damasco le critiche dei principali leader europei al discorso pubblico del presidente Bashar al-Assad due giorni fa.

”Dimenticheremo l’Europa dalla mappa mondiale e ci orienteremo a est”, ha detto il ministro degli esteri siriano, in aperta polemica con le sanzioni decise dall’Ue contro il regime colpevole, secondo Bruxelles, di reprimere manifestazioni pacifiche.

La Siria, ha annunciato il ministro, intende sospendere la sua partecipazione all’Unione per il Mediterraneo (Upm). L’Upm è una piattaforma politico-economica di Paesi dell’area mediterranea inaugurata a Parigi nel luglio 2008 su iniziativa del presidente francese Nicolas Sarkozy.

Secondo quanto detto dal ministro, al Qaida potrebbe esser coinvolta in alcuni crimini commessi contro agenti siriani in diverse regioni della Siria. ”Non posso escludere che membri di al Qaida siano coinvolti nell’uccisione di membri delle forze di sicurezza in varie regioni del Paese e nella mutilazione dei loro corpi”, ha detto il ministro rispondendo a una domanda circa possibili infiltrazioni di terroristi dai Paesi arabi vicini.

Il ministro degli esteri siriano ha smentito invece che gli Hezbollah filo-iraniani siano presenti in Siria a sostegno delle forze di sicurezza e dell’esercito di Damasco nella repressione delle manifestazioni anti-regime in corso da oltre tre mesi.  A una domanda rivoltagli da un giornalista durante una conferenza stampa a Damasco, Muallim ha smentito la ”cooperazione” tra il movimento sciita libanese e la dirigenza siriana.

La Siria e l’Iran sono alleati strategici dal 1980 e Hezbollah è alleato di Damasco dalla fine della guerra civile libanese nel 1990.

La Siria, ha detto ancora al Muallim, si augura che la Turchia riveda la sua posizione nei confronti della crisi siriana. ”L’amico si vede nel momento del bisogno. E confidiamo negli amici turchi che sostengano la Siria in questa crisi e che rivedano alcune loro posizioni”, ha detto il ministro.

Sono settimane che, anche con proposte dettagliate ma inascoltate, la Turchia esorta il regime di Bashar Al Assad a compiere una ”terapia d’urto” di riforme ‘globali’ e ad evitare stragi. L’altro ieri, il capo di Stato turco Abdallah Gul ha affermato che “non è sufficiente” quanto promesso dal presidente siriano Bashar al Assad nel discorso in cui ha promesso riforme.

Secondo Ankara infatti il rais siriano dovrebbe introdurre in Siria un sistema politico multipartitico. Il giudizio, secondo indiscrezioni trapelate oggi sui giornali turchi, è stato ribadito in colloquio con il presidente statunitense Barack Obama dal premier turco Recep Tayyip Erdogan il quale avrebbe aggiunto che Bashar ”non ha promesso serie riforme costituzionali”.

La Turchia, Paese “amico” e addirittura “fratello” fino a poche settimane fa, condivide con la Siria una frontiera di quasi 900 chilometri e ha accolto finora quasi 11 mila profughi in fuga dalla repressione siriana dei moti di protesta.

Non sarà imposta nessuna no-fly zone sulla Siria alla stregua di quanto deciso nel caso libico. Lo ha assicurato il ministro degli esteri siriano rispondendo a una domanda a Damasco del corrispondente dell’agenzia turca Anadolu. ”Secondo la mia esperienza, nessuna no-fly zone sarà imposta sulla Siria a partire dalla Turchia o da altri Paesi”, ha detto Muallim. ”La Siria non è la Libia, lo scenario è totalmente diverso”, ha aggiunto.

La Francia “continua ad avere una mentalità colonialista e vuole interferire negli affari interni siriani” col pretesto di difendere i diritti umani. ”Il ministro degli esteri francese Alain Juppé continua a viaggiare con una valigia da colonialista”, ha detto Muallim. ”Col pretesto di far rispettare i diritti umani, vogliono tornare a imporre la loro politica coloniale”, ha aggiunto.    Dal 1920 al 1946 la Francia esercitò un mandato di protettorato sulla Siria.

Il ministro ha assicurato che ”nelle prossime settimane e comunque entro tre mesi proporremo un modello democratico mai visto prima nella regione”.   Il ministro ha rinnovato l’invito a ”tutte le componenti e le forze politiche del Paese di partecipare al tavolo del dialogo nazionale”. Il regime non ha finora però indicato con precisione il calendario di attuazione delle diverse riforme promesse né ha illustrato le modalità di partecipazione e realizzazione del ”dialogo nazionale”.