Siria, John Kerry: “Niente attacco se Assad consegna le armi chimiche”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 settembre 2013 12:55 | Ultimo aggiornamento: 9 settembre 2013 12:55
Siria, John Kerry: "Niente attacco se Assad consegna le armi chimiche"

John Kerry (Foto Lapresse)

LONDRA – “Gli Stati Uniti non attaccheranno la Siria se Bashar al Assad consegnerà le armi chimiche“: dopo una linea rossa ovviamente superata arriva un ultimatum che ovviamente non verrà rispettato. Lo ha lanciato il segretario di Stato americano, John Kerry, da Londra, dove ha incontrato l’omologo britannico William Hague. Rendendosi conto lui stesso delle scarse probabilità che questo possa accadere: “Assad non sembra sul punto di farlo”.

Kerry ha dato sette giorni di tempo al regime di Damasco per evitare un intervento. Esclude la soluzione politica auspicata dalla Russia e dall’Onu. E poi precisa:  “Gli Usa non stanno dicendo di volere una guerra, ma pensano a un attacco militare incredibilmente ristretto e limitato, volto a soffocare la capacità bellica di Assad”.

Che siano stati i ribelli ad usare le armi chimiche per Kerry è escluso: il segretario di Stato Usa è certo che il controllo sulle armi in Siria è estremamente ristretto e fa capo allo stesso presidente Assad, al fratello Maher e ad un generale. Gli ordini vengono dati al più alto livello, di conseguenza la responsabilità ricade direttamente su Assad”.

Kerry ha poi spiegato che il voto con il quale il parlamento britannico ha escluso una partecipazione all’intervento in Siria, “non ha creato problemi nel rapporto speciale che unisce Stati Uniti e Gran Bretagna“.

Sulla stessa linea il ministro degli Esteri britannico, Hague: “Gli Stato Uniti hanno il totale sostegno diplomatico della Gran Bretagna sulla Siria”. Hague ha precisato che il governo britannico ha quattro priorità: spingere ancora per colloqui di pace a Ginevra (cosiddetti ‘Ginevra 2’), offrire aiuto umanitario alla popolazione siriana, cercare di rafforzare l’opposizione moderata al regime di Damasco e mantenere una posizione risoluta contro l’uso di armi chimiche.    

Parlando della relazione con gli Usa, Hague ha detto che Washington può contare sul ”pieno appoggio diplomatico” del Regno Unito. ”La Gran Bretagna ha offerto un totale di 400 milioni di sterline in aiuti umanitari per il conflitto in Siria. E continueremo a fare pressioni all’Onu affinché le agenzie umanitarie abbiano pieno accesso al territorio siriano”. Secondo Hague, non ci può essere soluzione politica se il regime di Assad può sradicare l’opposizione moderata.

RUSSIA PUNTA A “GINEVRA 2” – La soluzione politica resta invece l’unica ammessa dalla Russia, contraria ad un intervento militare nella crisi siriana. Lo ha ribadito il ministro degli esteri Sergei Lavrov al termine di un incontro con il suo omologo siriano Walid al-Muallim, a Mosca per una serie di colloqui. Al-Muallim ha anche portato il ringraziamento del presidente Assad al presidente russo Vladimir Putin per la dichiarazione di sostegno alla Siria durante il G20 della scorsa settimana.

Per Lavrov “uno scenario di uso della forza porterebbe a un’orgia di terrorismo in Siria e nei paesi confinanti”. Mosca continua a spingere per una conferenza sulla Siria che possa portare ad una sorta di conferenza di pace ‘Ginevra 2’.

ISRAELE E TURCHIA PRONTI A DIFENDERSI – Proprio sul fronte mediorientale Israele ha dispiegato uno scudo antimissile vicino a Gerusalemme. Alla fine di agosto batterie dello scudo antimissile ‘Iron Dome’ erano state dispiegate a Tel-Aviv, in direzione della Siria a nord. Secondo alcune indiscrezioni riportate dall’agenzia France Presse, sarebbero sei o sette le batterie già predisposte nel Paese.

Anche la Turchia sta inviando rinforzi militari al confine con la Siria, dove sono state trasferite batterie di missili terra-aria, e, secondo indiscrezioni, il governo turco starebbe costruendo una nuova base sul Monte Kel, a poca distanza dalla città siriana di Latakia, sulla costa mediterranea.