Siria. Aspre polemiche tra Usa e Russia, estesa di 30 giorni missione Onu

Pubblicato il 21 luglio 2012 11:11 | Ultimo aggiornamento: 21 luglio 2012 11:11

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite

BEIRUT, LIBANO – La risoluzione approvata all’unanimita’ dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu che prolunga di 30 giorni il mandato degli osservatori in Siria non ha messo fine alle polemiche sempre più aspre tra Usa e Russia, con Washington che ha ribadito l’intenzione di agire al di fuori dell’Onu e Mosca che ha definito “un segnale preoccupante” tale affermazione.

Al Consiglio il veto russo e cinese ha bloccato una risoluzione che prevedeva sanzioni contro Damasco, ma è stata approvata l’estensione per altri 30 giorni della missione Unsimis degli osservatori, con il voto favorevole anche della Russia, che in un primo momento aveva minacciato di opporsi anche a questo documento perche’ prevede che il mandato non possa essere ulteriormente esteso se il regime di Damasco non cessera’ di usare le armi pesanti contro i ribelli e non sara’ creata una situazione piu’ sicura che permetta agli osservatori di spostarsi sul terreno.

L’ambasciatrice Usa alle Nazioni Unite, Susan Rice, ha attaccato nuovamente Mosca definendo “riprovevole” il suo veto alle sanzioni contro il regime del presidente Bashar al-Assad  ed ha ribadito che Washington nella crisi siriana agira’ al di fuori dell’Onu. Iniziative di questo tipo, ha già risposto il presidente russo Vladimir Putin, sarebbero “inefficaci”. Proprio la Russia e’ stata protagonista di una strana ‘gaffe’, quando il suo ambasciatore in Francia, Alexander Orlov, ha detto che Assad sarebbe pronto ad uscire di scena, ma “in modo civile”. Immediata la smentita arrivata da Damasco. 

Mentre sul terreno l’esercito continua la controffensiva per respingere le infiltrazioni dei ribelli a Damasco, scontri si accendono, per la prima volta, ad Aleppo, secondo citta’ e cuore economico del Paese. Intanto l’emergenza profughi si profila all’orizzonte, con 30mila siriani che si sono riversati in Libano in sole 48 ore e 400 mila iracheni, che in Siria avevano cercato riparo dalle violenze nel loro Paese, costretti ora a fuggire nella direzione opposta.

Oltre che a organizzare l’evacuazione di massa, il governo di Baghdad ha pensato di mettere in sicurezza la regione occidentale di Anbar confinante con la Siria, e gia’ infestata dai miliziani di Al Qaida, inviando rinforzi lungo la frontiera dopo che i ribelli siriani si erano impadroniti del posto di frontiera di Al Qaem.

Venerdi, con 248 morti, e’ stato il giorno piu’ sanguinoso dall’inizio della crisi, secondo l’Osservatorio nazionale per i diritti dell’uomo in Siria (Ondus). Almeno altre 145 persone sono morte, secondo i Comitati locali di coordinamento dell’opposizione. Nei quartieri centrali di Damasco la situazione sembra volgere a favore delle forze governative dopo sei giorni di scontri. Fonti del regime hanno detto che il quartiere di Midan e’ stato “ripulito dai terroristi”, mentre l’esercito ha dato l’assalto ad altre due aree, quelle di Jobar e Kafar Suseh, e ha bombardato quello di Barzeh.

Ma combattimenti continuano nei sobborghi, mentre scontri sono stati segnalati dall’Ondus ad Aleppo nei quartieri di Salaheddin, Al Adamiya, Al Akrimiya e Ard al Sabbagh. Le forze di sicurezza hanno aperto il fuoco contro una manifestazione anti-regime nel quartiere di Al Shaar. Nel frattempo il capo degli apparati di sicurezza siriani, Hisham Hiktiyar, e’ morto in seguito alle ferite riportate nell’attentato di mercoledi’ in cui sono stati uccisi altri tre uomini chiave della strategia anti-insurrezione, tra i quali Assef Shawkat, cognato del presidente Bashar al Assad. La televisione ha mostrato i loro funerali, con le immagini del lancio di fiori sulle bare e una folla che applaudiva.