Siria. Colpo al cuore al regime di Assad, gli Usa si preparano alla sua caduta

Pubblicato il 19 luglio 2012 11:13 | Ultimo aggiornamento: 19 luglio 2012 11:13

Combattimenti a Damasco

BEIRUT, LIBANO – L’attentato dei ribelli che mercoledi hanno ucciso mentre erano in riunione tre degli strateghi della controrivoluzione siriana viene considerato un vero e proprio colpo al cuore del regime del presidente Bashar al-Assad.

Assef Shawkat, ex capo dell’Intelligence militare e cognato di Assad, il ministro della Difesa Daud Rajha – il cristiano piu’ in vista del regime – e il generale Hassan Turkmani, capo della ‘cellula di crisi’ incaricata di stroncare la rivolta, sono stati eliminati in un attentato dinamitardo dai contorni ancora misteriosi nella sede della direzione della sicurezza nazionale, uno degli edifici piu’ sorvegliati in un quartiere gia’ superprotetto di Damasco.

Tra i feriti, in gravi condizioni, c’è anche il ministro dell’Interno, Mohammad al Shaar. Che ad azionare l’esplosivo sia stato una guardia del corpo trasformatosi in kamikaze, come scrive l’agenzia Reuters citando “fonti della sicurezza”, o che una bomba a orologeria sia esplosa dopo essere stata piazzata da qualcuno nella sala prima dell’inizio della riunione, come hanno affermato ufficiali ai primi giornalisti arrivati sul posto, resta il fatto che difficilmente l’attacco sarebbe potuto avvenire senza una preparazione accurata e la collaborazione di qualcuno all’interno dell’apparato di sicurezza, in un quartiere come quello di Abu Rummaneh, non lontano dalle ambasciate italiana e americana. Per Abdulbaset Sieda, presidente del Consiglio Nazionale Siriano (CNS), l’attacco rappresenta un “punto di svolta” nella crisi e la fine del conflitto è ormai una questione di “settimane o mesi”.

Il presidente Assad si sarebbe spostato nella citta’ di Latakia, da dove dirige la risposta all’assassinio di tre dei suoi piu’ stretti collaboratori, secondo quanto ha riferito alla Reuters una fonte diplomatica occidentale. Assad è scomparso dopo l’attentato a e non e’ chiaro se si sia spostato a Latakia prima o dopo l’attacco. Con lui sarebbe anche la moglie, ma il Guardian scrive che la donna si sarebbe rifugiata in Russia.

Il re di Giordania Abdallah II ha allertato sul pericolo rappresentato da al Qaeda nella crisi siriana, affermando che la rete terroristica potrebbe impadronirsi dell’arsenale chimico di Assad approfittando del caos che si e’ creato nel Paese. In un’intervista alla Cnn, il sovrano ha avvertito su quello che potrebbe essere ”lo scenario peggiore”, vale a dire ”se stoccaggi di armi chimiche, cadessero in mani non amiche”, come quelle di al Qaeda, che – secondo il re – gia’ opera in alcune zone della Siria.
  
Più che mai sospinti dagli ultimi avvenimenti, gli Stati Uniti si stanno preparando al crollo del regime siriano. L’amministrazione del presidente Barack Obama lavora a piani d’emergenza, concentrandosi sulle armi chimiche in possesso della Siria e che Assad potrebbe cercare di usare contro l’opposizione e i civili come ultima, micidiale risorsa. Secondo quanto riferito dal New York Times, contatti sarebbero stati avviati fra il Pentagono e il ministero della Difesa israeliano sulla possibilita’ che Israele si muova per distruggere le armi in possesso di Damasco.

Ma si tratta di un’ipotesi che – riferiscono al Nyt fonti americane – lasciano dubbiosa l’amministrazione perche’ ci sarebbe il rischio di concedere ad Assad l’opportunita’ di guadagnare sostegno tra i suoi alleati per via dell’eventuale interferenza di Israele. Dietro le quinte l’amministrazione americana lavora a piani per mettere definire scenari dopo la caduta del governo Assad. Uno dei maggiori timori degli Usa e’ che Assad, preso dalla disperazione, possa usare le armi chimiche per reprimere la rivolta.

I benefici di un eventuale raid israeliano sui depositi di armi siriane dovrebbe essere – afferma Martin S. Indyk, ex ambasciatore americano in Israele e direttore del programma di politica estera della Brooking Institution – attentamente pesato e valutato, perche’ potrebbe consentire ad Assad di usarlo a suo vantaggio. Secondo Indyk e alcuni altri rappresentanti dell’amministrazione, Assad potrebbe usare le armi chimiche solo come ultima risorsa.

Rob Malley, dell’International Crisis Group, ritiene che l’amministrazione debba anche preoccuparsi che l’arsenale in possesso di Assad non finisca in altre mani, incluse quelle di Al Qaeda. Il governo siriano è responsabile della sicurezza delle armi chimiche e chi, fra i rappresentanti di Damasco, non rispetterà gli obblighi per la sicurezza sarà ritenuto responsabile davanti alla comunità internazionale. D’altra parte il portavoce del Dipartimento di Stato, Patrick Ventrell, ha affermato che al momento nulla indica che l’arsenale chimico non sia nelle mani delle autorità siriane.