Siria, regime e ribelli presenti a Ginevra 2. Ma Assad: non mollo

di Alberto Zanconato (Ansa)
Pubblicato il 28 Novembre 2013 6:20 | Ultimo aggiornamento: 27 Novembre 2013 23:31

bashar al assadBEIRUT – Il regime siriano sarà presente alla conferenza di Ginevra 2, così come la Coalizione siriana, dopo l’annuncio a sorpresa del suo leader, Ahmad al-Jarba. Ma da Damasco fanno sapere che opposizione e Paesi occidentali devono rinunciare alle loro “illusioni” che essa possa portare ad un’uscita di scena del presidente Bashar al Assad.

E’ questa la risposta venuta oggi da Damasco all’annuncio fatto due giorni fa dall’Onu che la conferenza si terra’ il 22 gennaio. Dal canto suo l’opposizione, continua a insistere sulla richiesta che Assad lasci il potere e pone una condizione ineludibile per la partecipazione dell’Iran: “Deve ritirare le proprie forze dalla Siria“, ha tuonato Jarba, che dovrà convincere l’Esercito libero (Esl) a rispettare un cessate il fuoco, all’indomani del niet secco del capo militare, Salim Idriss, a ogni ipotesi di dialogo con il regime. Sul terreno i combattimenti proseguono, anche piu’ intensi dopo la decisione sulla data. Mentre la sola nota positiva sembra venire oggi da un appello congiunto per il cessate il fuoco dell’Iran e della Turchia, i Paesi attraverso i quali passa il maggiore sostegno militare ai contendenti: il regime, sostenuto da Teheran, e gli insorti, appoggiati da Ankara.

“Tutti i nostri sforzi devono puntare a porre fine agli scontri e ad imporre un cessate il fuoco”, ha detto il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, dopo avere incontrato a Teheran il suo omologo turco Ahmet Davutoglu, aggiungendo che, “se possibile”, la sospensione delle ostilita’ dovrebbe avvenire prima dei colloqui di Ginevra. “Con l’aiuto di tutti possiamo ottenere un cessate il fuoco ed estinguere la fiamme della guerra in Siria”, gli ha fatto eco Davutoglu, dopo che l’Esercito libero siriano (Esl) e i gruppi jihadisti della ribellione avevano escluso in precedenza di accettare una tale condizione.

Nelle regioni della Ghouta orientale, ad est di Damasco, e di Qalamun, a Nord della capitale, gli scontri si vanno intanto intensificando, nel tentativo delle due parti di rafforzare le rispettive posizioni prima della conferenza di Ginevra. Secondo l’ong Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus), le forze lealiste, che nelle ultime settimane hanno ottenuto una serie di importanti vittorie, hanno bloccato oggi una controffensiva dei ribelli nella Ghouta, uccidendo 17 miliziani, tra i quali cinque stranieri.

E’ sull’onda di questi successi che oggi il regime, tramite un comunicato del ministero degli Esteri, ha fatto sapere che partecipera’ ai colloqui “non per cedere il potere a qualcuno, bensi’ per il bene del popolo siriano e a sostegno di una soluzione politica”. E il primo punto delle discussioni, ha aggiunto, dovra’ essere la lotta “al terrorismo”. Cioe’, nella visione sostenuta da Damasco, di tutti i ribelli armati. “I ministri degli Esteri francese, britannico e di altri Paesi, come pure i loro agenti nel mondo arabo – si aggiunge nella nota – devono rendersi conto che l’epoca del colonialismo e’ tramontata e non devono abbandonarsi a illusioni. Altrimenti e’ inutile che presenzino a Ginevra 2”. (Ansa)