“Stalin feroce per colpa dell’aterosclerosi”: la tesi del suo medico

Pubblicato il 22 Aprile 2011 20:30 | Ultimo aggiornamento: 23 Aprile 2011 10:46

ROMA – Aterosclerosi: il feroce Josip Stalin forse non sarebbe divenuto il dittatore che la Storia ha conosciuto se le sue arterie cerebrali non fossero state colpite da un grave processo degenerativo. E’ la tesi che si legge nei diari di Alexander Myasnikov, il medico che il 5 marzo 1953, data della morte del Piccolo Padre, accorse al suo capezzale. Documenti rimasti segreti fino ad oggi e di cui il quotidiano Moskovsky Komsomlets ha pubblicato alcuni estratti.

“La forte arteriosclerosi del cervello, riscontrata con l’autopsia, solleva l’interrogativo su quanto questa malattia, sviluppatasi nel corso di diversi anni, possa aver influito sulla salute di Stalin, sul suo carattere e sulle sue azioni”, annota Myasnikov, uno dei medici di fiducia dell’esigente dittatore (che si narra avesse ordinato la morte di uno psichiatra che gli aveva diagnosticato una sindrome paranoide).

“Stalin potrebbe aver perso la cognizione del buono e del cattivo, di ciò che è permesso e ciò che è inaccettabile, dell’amico e del nemico”, spiega il medico, “i tratti caratteriali potrebbero aver subito un’esasperazione, trasformando una persona incline al sospetto in un vero e proprio paranoico”.

“Credo che la crudeltà e i sospetti di Stalin, la sua ossessione per i nemici derivino in gran parte dall’arteriosclerosi delle arterie cerebrali”, conclude Myasnikov, “il Paese era guidato da un uomo malato”.

Sulle turbe di Stalin è fiorita una letteratura sterminata. Secondo alcune fonti, il giovane – figlio di un ciabattino e una lavandaia – sarebbe stato picchiato dal padre che, ogni sera, tornava a casa ubriaco. Violenze che avrebbero segnato per sempre il carattere del futuro dittatore.

Erich Fromm, nella sua ‘Autonomia della distruttività umana’, si spinge a definire il “meraviglioso georgiano” (coma lo chiamava Lenin) un caso clinico di sadismo non sessuale. Certo è che il Piccolo Padre soffriva di ipertensione e non disdegnava affatto i piaceri della vodka.

E proprio a proposito delle colossali bevute che i Grandi non mancavano di concedersi, nei diari – anch’essi pubblicati in questi giorni – del famigerato Lavrentiy Beria, uno dei più sanguinari esponenti della cerchia di Stalin, si legge un aneddoto assai particolare.

Quando, nell’agosto del 1942, Churchill si recò a Mosca per incontrare il dittatore sovietico, Beria avvisò Koba (il suo soprannome rivoluzionario) che avrebbe potuto ottenere maggiori concessione se lo avesse fatto ubriacare. Subito dopo la visita, Beria annota nei suoi diari: “Koba mi ha detto che il mio consiglio gli è tornato utile, Churchill si è preso una sbronza e ha perso la brocca. Koba rideva mentre ce lo raccontava. Alla fine ci ha detto: “è una buona cosa quando conosci in anticipo le debolezze del tuo nemico””.