Start, per Obama la ratifica dal Senato è a portata di mano

Pubblicato il 21 Dicembre 2010 21:12 | Ultimo aggiornamento: 21 Dicembre 2010 21:27

Il presidente Usa Barack Obama

La vittoria al Senato è a portata di mano. Barack Obama, il presidente degli Stati Uniti, dopo un lungo e difficile lavoro negoziale dietro le quinte, è riuscito ad ottenere oggi l’appoggio di una maggioranza di senatori, tra cui almeno nove dell’opposizione repubblicana, per la ratifica del Trattato Start Usa-Russia sul disarmo nucleare.

Salvo sorprese dell’ultimo minuto, Obama riuscirà quindi a chiudere l’anno con un bilancio ampiamente positivo, e forse senza precedenti, ottenendo da un Congresso in uscita e quindi indebolito una serie di vittorie politiche non da poco dopo la batosta subita alle elezioni di metà mandato del 2 novembre.

Oltre alla ratifica dello Start – una delle sue priorità assolute in politica estera, per ultimare il ‘reset’ nelle relazioni Usa-Russia – Obama raggiungerà la sua famiglia alle Hawaii per le feste natalizie con in tasca la proroga, grazie ad un voto bipartisan, degli sgravi fiscali decisi dal suo predecessore George W. Bush.

Non solo: il presidente ha anche incassato il via libera al riconoscimento totale e completo degli omosessuali nelle Forze Armate Usa con l’abrogazione della norma ‘Don’t Ask Don’t Tell’ (non te lo chiedo ma non dirmelo) in vigore da circa 17 anni. La nuova legge, voluta soprattutto dai democratici verrà firmata domani, con una cerimonia in pompa magna.

A sbloccare la ratifica dello Start, che si preannuncia quindi come la seconda vittoria bipartisan per Obama in pochi giorni, è stato il sì di Lamar Alexander, il numero tre del partito repubblicano al Senato. Alexander ha cambiato idea il 20 bdicembre dopo avere ottenuto la garanzia, in una lettera inviatagli dal presidente stesso, che verranno investiti 85 miliardi di dollari in 10 anni per ammodernare l’arsenale nucleare Usa. Non si tratta di un caso: il senatore è del Tennessee, dove si trovano alcune delle strutture nucleari che beneficeranno dei finanziamenti in questione.

Ad Alexander si sono uniti oggi altri senatori, come Johnny Isakson della Georgia, Bob Corker anche lui del Tennessee, e Lis Murkowski dell’Alaska. In precedenza avevano garantito il proprio appoggio Richard Lugar dell’Indiana, George Voinovich dell’Ohio, Scott Brown del Massachusetts, Susan Collins e Olympia Snowe del Maine, ai quali potrebbe anche aggiungersi Judd Gregg del New Hampshire. Sono favorevoli tutti i senatori della maggioranza democratica, mentre rimangono contrari i numero uno e due repubblicani del Senato, Mitch McConnell del Kentucky e Jon Kyl dell’Arizona. Incerta è infine la posizione di John McCain, che era alla ricerca di concessioni sul futuro nucleare dell’America, ma senza toccare il testo del Trattato che prevede complessivamente una riduzione di oltre 1.500 testate, oltre agli indispensabili controlli ed ispezioni.

L’Obama della seconda metà del mandato, decisamente più centrista, piace agli americani, come confermano ancora una volta gli ultimissimi sondaggi. E che l’America stia svoltando pian piano a destra lo confermano i risultati dell’ultimo censimento pubblicato proprio oggi. Il nord-est tradizionalmente liberal e democratico perde abitanti (e seggi alla Camera), mentre il sud e l’ovest guadagnano su ambedue i fronti. Due esempi tra tanti: lo Stato di New York perderà due seggi, il Texas ne guadagnerà ben quattro, la Florida due.

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