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Storia, quasi una legge: più giovani uguale più guerre. Inflazione demografica svaluta vita

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Più giovani uguale più guerre: la legge della storia (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Storia, quasi una legge della Storia. La Storia di leggi fisse e costanti non ne ha, non è la matematica o la fisica. La Storia non è in questo senso una scienza esatta. Ma la Storia conosce eccome delle costanti, cioè il costante prodursi di fenomeni storici date certe condizioni economico-sociali-culturali-religiose-ambientali. E anche demografiche. E una di queste costanti è la corrispondenza, se non proprio l’equazione, tra numero dei giovani presenti in una popolazione o comunità e la propensione alla guerra di quella popolazione, comunità, nazione…Più giovani uguale più guerre  è stata in sostanza la Lectio tenuta al Nato Defense College. Che lezione sia stata lo raccontano Rita Monaldi e Francesco Sorti su La Stampa.

Nel corso dell’incontro, cui partecipano gli esperti militari di quasi tutti i paesi, anche quelli nemici tra loro, in una sorta di terra di nessuno della riflessione storica appunto, e nella ricerca ed elaborazione dei processi storici è stata elaborata la categoria della cosiddetta “inflazione demografica”. Inflazione: molti, moltissimi giovani e ragazzi. Inflazione che abbassa il valore della vita, della singola vita umana.

L’inflazione demografica la si osserva, al dritto e rovescio, valutando che, se muore un soldato di un paese occidentale (Europa-Usa-Australia), la madre resterà probabilmente senza altro figlio maschio. E quindi il valore affettivo, culturale, economico perfino della singola vita di quel soldato è in Occidente massimo. Se invece muore un soldato pakistano o nigeriano o di uno dei tanti paesi ad alta natalità, la madre di quel soldato caduto resterà con tutta probabilità con altri fratelli e sorelle, maggiori o minori d’età del caduto, distanziati tra loro di pochi anni tra una nascita e l’altra. Quindi il valore della singola vita di quel soldato sarà sul campo di battaglia, in famiglia e nella comunità minore di quanto non lo sia in Occidente.

Oggi l’inflazione demografica è massima nei paesi islamici e si coniuga con l’alto tasso di islamismo. Oggi, ma il nesso eccedenza di popolazione giovane e frequenza di guerre è molti più antico. Lo si trova nella Bibbia: crescete e moltiplicatevi e subito furono guerre…Lo si trova studiato e pesato nella storia greco-classica, ne parla Platone. Lo si osserva nell’espansionismo persiano verso Occidente. Lo si riscontra nella Francia pre rivoluzionaria dal 1.700 fino appunto alla Rivoluzione e alle sue guerre. Appare evidente nelle varie Intifada palestinesi. Viene teorizzato e glorificato nella Germania hitleriana che conobbe prima della guerra il tasso di giovani più alto di sempre.

“Una calda notte d’estate a Parigi mi darà un nuovo esercito” è la frase che si attribuisce a Napoleone che così  avrebbe arruolato in anticipo la fertilità dei francesi. Aneddoti più o meno fondati a parte, tutti i nazionalismi, tutti i guerrafondai e tutte le dittature del secolo scorso hanno esaltato il numero e la prolificità, entrambe da mettere in divisa e in armi. Ragion per cui l’Occidente prova comprensibile reazione di rigetto rispetto a questa costante della Storia. L’Occidente rifugge, sanamente rifugge dalla retorica della gioventù in armi. Ma non ha certo per questo cancellato dalla Storia quella che è quasi una legge: più giovani ci sono nella popolazione, più probabile è una guerra.

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