Sud America, il film sulla morte dell’attivista argentino Santiago Maldonado proiettato a Roma venerdì 24 gennaio

di Lorenzo Briotti
Pubblicato il 22 Gennaio 2020 17:39 | Ultimo aggiornamento: 22 Gennaio 2020 18:33
santiago maldonado

Sud America, il film sulla morte dell’attivista argentino Santiago Maldonado

ROMA – Per capirne di più di conflitti ambientali e le varie resistenze comunitarie che stanno accadendo in America Latina, Progetto Sur presenta a Roma l’evento “America Latina- Qué Pasa?”.  Al Nuovo Cinema Palazzo di San Lorenzo a Roma (piazza dei Sanniti 9), venerdì 24 gennaio verrà proiettato il film “El camino de Santiago”. Distribuito in Italia da AntropicA, la pellicola racconta la morte di Santiago Maldonado avvenuta in Argentina e la resistenza del popolo Mapuche contro l’occupazione delle terre ancestrali da parte delle multinazionali straniere.  

L’attivista argentino Santiago Maldonado è morto a 28 anni dopo aver partecipato a una manifestazione di protesta. Santiago lottava accanto agli indigeni della Patagonia. 

Colombia, cosa sta succedendo dopo la firma della pace con le Farc. 

Non solo Argentina. Alla proiezione saranno presenti anche i rappresentanti italiani del comitato di appoggio alla Commissione per la Verità, l’organo indipendente previsto dagli Accordi di pace tra Governo della Colombia e guerriglieri della Farc. Un comunicato diffuso in queste ore spiega quello che sta accadendo in Colombia, uno dei paesi che in Sud America stanno vivendo un momento di forte conflitto. 

“A tre anni dalla firma degli accordi di pace tra il governo colombiano e il gruppo guerrigliero Farc, la società colombiana si trova di fronte a un bivio che segnerà profondamente il suo futuro. Nonostante l’aumento delle violazioni ai diritti umani e del numero di omicidi commessi da gruppi armati, i colombiani e le colombiane, sia dentro che fuori il paese, continuano nello sforzo di consolidamento della pace e della riconciliazione; uno sforzo reso sempre più difficile da una situazione di violenza diffusa e dal clima di odio alimentato da coloro che si sono sempre dichiarati contrari agli Accordi siglati nel 2016.

“Il presidente Iván Duque, in carica dal 2018, nonostante le dichiarazioni pubbliche fatte alle Nazioni Unite sulla volontà del suo governo di lavorare per la pace, sta dimostrando nei fatti di seguire una direzione opposta, decurtando le risorse per l’attuazione degli Accordi di Pace nell’ambito del Piano di Sviluppo Nazionale (2018-2022) e ostacolando le normative necessarie all’attuazione di molti dei punti degli Accordi”.

“Secondo le parole di Boaventura de Sousa Santos, consigliere della Commissione della Verità, è in corso un vero e proprio ‘austericidio’ che sta dissanguando la pace in Colombia. Si segnala inoltre l’assenza dall’agenda di Governo della ‘Riforma Rurale Integrale’, prevista dagli Accordi, oltre a una totale inefficienza sul piano delle misure di tutela e sicurezza nelle campagne e nei territori maggiormente colpiti dal conflitto armato. I fondi previsti per la sostituzione delle coltivazioni illecite di foglia di coca sono stati tagliati, privilegiando come strumento di eradicazione le fumigazioni attraverso l’uso del glifosate, noto erbicida cancerogeno bandito nei paesi dell’Unione Europea”.

“L’ultimo rapporto dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani registra un aumento degli omicidi del 164% solo nel 2019, oltre a una ripresa degli sfollamenti forzati e a una allarmante occupazione dei territori, prima controllati dalla guerriglia, da parte di gruppi paramilitari e bande criminali. L’associazione Indepaz denuncia l’uccisione di circa 800 fra attivisti, leader sociali e difensori dei diritti umani, e di 108 ex-guerriglieri. Il Procuratore Generale Fermando Carrillo Flórez ha dichiarato, lo scorso 26 dicembre, che in Colombia è in corso un omicidio sistematico di attivisti e leader sociali e politici. La difesa e la sicurezza sono tornate a occupare i primi posti nelle priorità del Governo, rafforzando la repressione contro la legittima espressione del dissenso, come sta succedendo dopo l’avvio dello sciopero nazionale a partire dallo scorso 21 novembre 2019 (e ancora in corso), in cui hanno sfociato le proteste di diversi settori sociali che si protraevano da tempo in tutto il territorio nazionale. Una politica che favorisce l’impunità e la violazione sistematica dei diritti umani con la promozione a incarichi di rilievo di alcuni militari implicati nel tristemente famoso scandalo dei ‘falsos positivos'”.

“La questione delle vittime e della riparazione, di indiscussa centralità durante le trattative per la pace e poi in sede di firma degli Accordi, sta subendo una brusca frenata, soprattutto per quanto riguarda la restituzione delle terre alle comunità sfollate e i programmi di reinserimento degli ex-combattenti delle Farc alla vita politica e sociale. Nonostante le intimidazioni in corso e il clima di violenza in aumento, le recenti elezioni amministrative e le proteste in tutto il paese hanno dimostrato la volontà popolare di sostenere il processo di pace, una maggiore partecipazione democratica, così come la volontà che si riprenda il dialogo con il gruppo guerrigliero Esercito di Liberazione Nazionale (Eln), per poter mettere fine definitivamente a oltre mezzo secolo di violenza”.

“I tagli, voluti da Duque, dei fondi destinati alle tre istituzioni che compongono il Sistema Integrale di Verità, Giustizia, Riparazione e Non Ripetizione, la Giurisdizione Speciale per la Pace, l’Unità Speciale di Ricerca delle Persone Scomparse  e la Commissione per la Ricerca della Verità, oltre alla chiusura delle trattative con l’Eln e al mancato rispetto degli Accordi di Pace dell’Avana del 2016, sono un chiaro segnale della mancanza di volontà da parte del governo di sostenere con fermezza il processo di pace, colpendo così le milioni di vittime della guerra interna in Colombia”.

“In un simile contesto, il sostegno e la solidarietà internazionali a favore della pace in Colombia sono fondamentali, come lo sono stati nei lunghi anni che hanno visti impegnati le Farc e il governo nelle difficili trattative che hanno portato agli Accordi di Pace. Il Nodo Italia, nato a sostegno del lavoro della Commissione della Verità, insieme a molti altri Nodi attivi in diversi paesi dell’Unione Europea, chiede ai rappresentanti istituzionali, ai dirigenti di partito, alle organizzazioni e alle associazioni della società civile, impegnati nella tutela della democrazia del rispetto dei diritti umani, di sostenere con ancora più forza e convinzione la società colombiana, dinanzi a questo bivio in cui si trova. Contribuendo a sostenere il prezioso e delicato lavoro dei molti colombiani e colombiane impegnati in questo processo che vuole garantire alla Colombia un futuro che possa essere di speranza”.