Sudan: lo strano destino di Abiey, la città di frontiera, simbolo della guerra civile

Pubblicato il 11 novembre 2010 6:01 | Ultimo aggiornamento: 10 novembre 2010 19:03

In Sudan si trova una piccola area geografica che cristallizza in sé la storia della guerra civile che ha opposto per anni il Nord musulmano del paese, al Sud, cristiano e animista. La città di Abyei, apparentemente priva di interessi geopolitici, è al centro di tensioni che covano sotto la cenere, minacciando di riaccendere la miccia di quella polveriera che è il Sudan.

Abyei è una città di frontiera. Situata all’interno del Sudan, si trova al confine tra il Nord del paese, controllato dal governo di Khartoum, e il Sud, regione semiautonoma dal 2005, anno del trattato di pace che segnò la fine della guerra civile. La fragile tregua che da allora regge l’armistizio tra le due zone del paese ha retto per anni senza gravi infrazioni, tranne, appunto, ad Abyei.

Gravi violenze hanno colpito Abyei nel 2008, quando truppe inviate da Khartoum l’hanno presa d’assalto, radendo al suolo il mercato locale, abbattendo le case degli abitanti, bruciando i campi. Oggi, gli abitanti della città, popolata in maggioranza dal gruppo etnico Ngok Dinka, temono nuovamente per la loro incolumità. Si avvicina il gennaio 2011, e allora il Sudan del Sud sarà chiamato a pronunziarsi in un referendum sulla secessione dal Nord del paese. Negli stessi giorni, gli abitanti di Abyei andranno alle urne, per rispondere ad un diverso referendum. A quale stato vogliono appartenere, al Sud o al Nord?

Gli Ngok Dinka sono un gruppo affine ai ceppi etnici del Sud del paese. L’esito del referendum nella cittadina sarebbe dunque scontato se non fosse per una questione che si è aperta sulle modalità di voto. Chi deve prendere parte a questa votazione?

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La terra intorno ad Abyei è molto fertile durante tutto l’anno e vi scorre un fiume che non si secca praticamente mai. Nei terreni verdi che circondano la città, vengono a pascolare il bestiame le tribù nomadi degli arabi Misseriya. Qui, i pastori passano in media sei mesi, trascorsi i quali, prendono la strada del nord, da dove ritorneranno sei mesi dopo. Il punto della questione è precisamente questo: i nomadi che vivono per qualche mese all’anno ad Abyei devono decidere delle sorti della città?

La questione è d’altronde etnica e politica. Dopo una decennale convivenza pacifica, allo scoppio della guerra civile, i due gruppi, si sono trovati sui due fronti opposti del conflitto. Allora gli arabi Misseriya venivano armati da Khartoum, mentre i Ngok Dinka si coalizzavano con i ribelli del Sud.

Gli Ngok Dinka temono che se venissero fatti votare i nomadi la città potrebbe finire nelle mani del Nord del paese. Allora, il governo di Khartoum potrebbe vendicarsi della “ribellione” di Abiey. D’altro canto, i nomadi arabi temono che se Abiey diventasse ufficialmente parte del Sud del paese, i loro diritti sul pascolo verrebbero stracciati. Per ora, a nulla sono valse le rassicurazioni in questo senso, prodigate dai rappresentanti degli Ngok Dinka e, perfino, dalla Corte Internazionale.

Gli incidenti del 2008 hanno condizionato la mentalità dei Ngok Dinla. Il capo locale, Kuol, crede che la questione di Abiey si stia avvicinando alla soluzione: «Sappiamo che questa sarà l’ultima occasione; o loro ci cancellano dalla nostra terra, oppure ci prendiamo i nostri diritti».