Tensione a Copenhagen: “Otterremo meno di quanto previsto”

Pubblicato il 15 Dicembre 2009 18:28 | Ultimo aggiornamento: 15 Dicembre 2009 19:15

clima1Lunedì i paesi in via di sviluppo, guidati dalle nazioni africane, hanno lanciato un grido di allarme lasciando -per poi ritornare- il tavolo dei negoziati.

A meno di 24 ore di distanza al summit sul clima di Copenhagen la tensione continua a salire tra i partecipanti che sono sempre più distanti e le possibilità di raggiungere un accordo appaiono ancora più lontane.

I leader dei paesi sviluppati, tra cui il presidente americano Barack Obama, entro la fine della settimana arriveranno nella capitale danese per spingere a un’intesa che abbia come finalità: la riduzione delle emissioni di gas serra, l’incentivo di tecnologie energetiche a basso livelli di carburante e l’adattamento ai cambiamenti climatici.

Dalle discussioni sull’ambiente sembra che l’unica aspettativa realizzabile sia la promessa di impegno da parte dei Grandi del pianeta per lo sviluppo dei Paesi in difficoltà.

Al centro delle controversie ci sono gli accordi per i fondi da stanziare e le richieste per i tagli alle emissioni:  il Protocollo di Kyoto non prevede drastiche riduzioni da Usa o Cina, che insieme producono il 40% dei gas serra,  perché gli Stati Uniti non hanno ratificato e perché la Cina è classificata come un Paese in via di sviluppo.

«Forse quanto otterremo è meno ambizioso delle nostre aspettative, meno di quanto avremmo voluto. In ogni caso sarà meglio di niente», ha commentato Sergio Serra, l’ambasciatore del Brasile per il cambiamento climatico.

«L’affare che abbiamo in mano non è di poco conto, le parti sono ancora distanti per alcune tematiche importanti», ha sottolineato il negoziatore Usa, Todd Stern.