Tensione in Honduras/ Il presidente Zelaya sfida Micheletti e i golpisti. Sta volando verso Tegucigalpa

Pubblicato il 5 Luglio 2009 23:25 | Ultimo aggiornamento: 6 Luglio 2009 0:25

 Sfidando i golpisti, il presidente honduregno deposto domenica scorsa, Manuel Zelaya, è partito da Washington per rientrare in patria.

Zelaya, a bordo di un aereo venezuelano, ha ordinato all’esercito honduregno di aprire l’aeroporto di Tegucigalpa mentre fuori dallo scalo decine di migliaia di suoi sostenitori stanno cercando di assumere il controllo dell’aeroporto facendo retrocedere la polizia e l’esercito.

Nel Paese il caos regna sovrano. Roberto Micheletti, il capo dello Stato ad interim, non riconosciuto dalla comunità internazionale, ha denunciato movimenti di truppe nicaraguensi al confine.

Il presidente del Nicaragua, Daniel Ortega, ha smentito. Micheletti ha comunque ribadito che Zelaya sarà arrestato se cercherà di rientrare in Honduras, mentre apparentemente inizia a cedere alla pressione della comunità internazionale. Il vice ministro ad interim Martha Lorena Alvarado ha offerto il ramoscello d’ulivo e si e’ detta disponibile a un dialogo “in buona fede” con l’Organizzazione degli Stati Americani (Osa) che ieri ha espulso Tegucigalpa.

Alvarado ha chiarito però che qualsiasi negoziato esclude il rientro di Zelaya.

Intanto regna l’incertezza sull’effettiva destinazione finale di Zelaya. Secondo Caracas è diretto in Honduras dove dovrebbe atterrare all’una ora italiana.

Per il governo di Micheletti potrà atterrare solo in El Salvador. Lo ha confermato il direttore dell’Aviazione civile honduregna, Alfredo San Martin, perché, ha spiegato, “nessun aeroporto del Paese consentirà al velivolo di toccare terra”.

Sull’aereo con Zelaya, contrariamente a quanto annunciato c’è solo il presidente dell’Assemblea generale dell’Onu, Miguel D’Escoto. Con loro, ha annunciato il presidente ecuadoregno, Rafael Correa, non c’è nessuno dei capi di Stato che avevano offerto la loro disponibilità.

Il segretario generale dell’Organizzazione degli Stati americani (Osa) Jose Miguel Insulza, il presidente argentino Cristina Fernandez, quello paraguayano Fernando Lugo e lo stesso Correa si limiteranno seguire gli sviluppi da El Salvador.