Traffico d’armi verso l’Iran: sette arresti

Pubblicato il 3 Marzo 2010 9:00 | Ultimo aggiornamento: 4 Marzo 2010 9:47

Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad

Agenti segreti iraniani e cittadini italiani trasportavano armi verso l’Iran. Sette persone sono state arrestate dalla Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Milano con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata all’illecita esportazione di armi e sistemi di armamento. Le ordinanze di custodia cautelare sono state nove in tutto.

La notizia si inserisce in un quadro di rapporti controversi fra Roma e Teheran. Perché da un lato il premier Silvio Berlusconi ha paragonato il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad a Hitler, ostentando stretti rapporti con l’America di Obama e con l’Israele di quello che ha definito “l’amico Benjamin” (il premier Netanyahu), ma dall’altro mantiene fiorenti rapporti commerciali con il regime degli ayatollah. «L’Iran e l’Italia sono stati rivali e due grandi poteri nella storia, ma nel mondo contemporaneo sono due grandi partner», scrive con toni trionfalistici la Camera di Commercio italo-iraniana sul suo sito web.

Adesso, sanzioni internazionali sul nucleare a parte, l’Italia è al centro di una questione molto più grossa che va al di là del motto “pecunia non olet”: il problema non è fornire “solo” i camion Iveco per le esecuzioni pubbliche – come denunciato dal Wall Street Journal nel gennaio scorso – ma riguarda intrighi e commistioni tra gli 007 di Ahmadinejad e dei referenti nel Belpaese e in Europa.

Il primo presunto 007 arrestato è Nejad Hamid Masoumi, 51 anni, che era accreditato come giornalista presso la sala stampa estera a Roma dove è stato arrestato dalla Guardia di Finanza. L’altro presunto 007 iraniano è stato arrestato a Torino. Si chiama Ali Damirchiloo, di 55 anni. Sono latitanti un altro iraniano, Hamir Reza, e Bakhtiyari Homayoun, di 47 anni. In manette è finito anche Alessandro Bon, 43 anni, originario di Vittorio Veneto, residente e Monza e ritenuto dagli investigatori il promotore dell’organizzazione tramite una società, la Antares, ubicata a Varese.

Arrestati anche la sua compagna, Danila Maffei, 40 anni, un socio di Bon, Arnaldo La Scala, 45 anni, nonché un avvocato di Torino, Raffaele Rossi Patriarca, che secondo l’inchiesta si era recato in Iran a contattare ufficiali dell’esercito per la compravendita degli armamenti. Un altro arrestato è Guglielmo Savi, 56 anni, titolare di una società di telecomunicazioni, la Sirio srl.

Il materiale proveniva da tutta Europa. Oltre 200 ‘ottiche’ destinate al puntamento per fucili da guerra sequestrate in Romania. Altre 100 ottiche sequestrate all’aeroporto londinese di Eathrow, per una fornitura che doveva essere di 1.000 ottiche in totale, destinate, tramite incroci internazionali che coinvolgevano Dubai, all’Iran. Questo uno degli esiti dell’operazione Sniper, dall’inglese cecchino, effettuata dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Milano e coordinata dal procuratore aggiunto della Repubblica di Milano Armando Spataro.

Cosa significava allora l’assalto all’ambasciata italiana a Teheran del 9 febbraio scorso da parte delle milizie paramilitari del regime? Era solo un modo per agitare il vessillo di una guerra tra i due paesi, funzionale a non fare indispettire troppo la comunità internazionale, preoccupata dalla doppia strategia italiana con l’Iran?