Trump e Kim Jong-un, nuova stretta di mano a Hanoi. Puntano al Nobel per la pace?

di Maria Elena Perrero
Pubblicato il 27 febbraio 2019 13:29 | Ultimo aggiornamento: 27 febbraio 2019 18:43
Trump e Kim Jong-un, nuova stretta di mano a Hanoi

Trump e Kim Jong-un, nuova stretta di mano a Hanoi (foto Ansa)

MILANO – Nuova stretta di mano tra il presidente statunitense Donald Trump e il leader nondcoreano Kim Jong-un. I due capi di Stato si sono incontrati al Metropole di Hanoi, in Vietnam, per il secondo summit nel giro di nemmeno dodici mesi. 

“Sono sicuro che ci saranno grandi risultati questa volta, che saranno accolti da tutti”, ha detto Kim. “Farò del mio meglio per far sì che ciò accada”. Il progresso “più grande” nelle relazioni tra Usa e Corea del Nord è stata la “nostra relazione”, gli ha fatto eco Trump, che ha definito il loro rapporto “una relazione speciale”, termine solitamente usato per definire la relazione tra Usa e Gran Bretagna.

Sul tavolo dei due leader ancora il tema della denunclearizzazione della Corea del Nord. Ma anche l’ipotesi, accarezzata da entrambi, del premio Nobel per la pace. Il Guardian riporta i commenti di un esponente governativo della Corea del Nord citati dal servizio coreano di Radio Free Asia (Rfa) secondo cui sarebbe molto popolare in Corea del nord il tema del Nobel a Kim. “Dopo il primo summit fra Usa e Corea del Nord, le autorità hanno cominciato a dire durante conferenze di propaganda che Kim Jong Un è in lizza per il Nobel per la Pace”, stando a Rfa. “Per via del fatto che i summit si sono tenuti uno dopo l’altro, la autorità hanno cominciato a distribuire ‘materiale informativo per la grandezza del nostro massimo leader’, compreso parecchia propaganda sul Nobel”. Nei giorni scorsi era emerso che Trump è più che mai allettato dall’idea di ricevere un giorno il premio Nobel per la pace, fino a indiscrezioni secondo cui il premier giapponese Shinzo Abe lo avrebbe nominato, sulle quali però Abe non ha voluto pronunciarsi.

Di certo i progressi ci sono stati sul piano personale tra i due leader. “Il Vietnam sta prosperando come pochi posti al mondo. La Corea del Nord potrebbe essere lo stesso e molto velocemente se decidesse di denuclearizzare”, aveva twittato poche ore prima Trump, prospettando a Pyongyang un futuro roseo se solo scegliesse di dire addio al nucleare. Un tweet in cui, nuovamente, non aveva esitato a definire Kim Jong-un “il mio amico Kim Jong-un”.

E dire che risalgono ad appena poco più di un anno fa gli insulti reciproci tra i due che andavano dal “piccolo uomo razzo” al “vecchio rimbambito”. Ma l’incontro di Singapore sembra aver davvero dato una nuova traccia al rapporto tra i due. 

Ma i rapporti tra i due si sono fatti molto più amichevoli negli ultimi mesi, tanto che il Washington Post ha definito la loro corrispondenza “lettere tra teenager innamorati”. Ed è stato lo stesso Trump a dichiarare tempo fa di essersi “innamorato” di Kim. Una corrispondenza d’amorosi sensi che fino ad oggi non avrà portato ad una denuclearizzazione della Corea del Nord (anche se ha permesso lo stop ai test missilistici), ma ha dato a Kim quel che voleva per diminuire le minacce: un riconoscimento a livello mondiale un trattamento da pari con gli altri leader. 

Gli analisti ritengono difficile che si arrivi ad un accordo sulla denuclearizzazione: Pyongyang si sente ancora troppo insicura per lasciare quest’arma di minaccia. Ma anche solo il proseguimento di questa politica di quasi appeasement un risultato sicuro lo avrà per entrambi i protagonisti: rafforzare le proprie posizione nei rispettivi Paesi. Un successo non da poco per un presidente Usa che fra un anno dovrà tornare ad elezioni. 

Fonti: The New York Times,Ansa, The Guardian