Trump annuncia: “Nessun attacco ai siti culturali dell’Iran, rispetteremo leggi internazionali”

di redazione Blitz
Pubblicato il 8 Gennaio 2020 0:02 | Ultimo aggiornamento: 8 Gennaio 2020 0:05
donald trump ansa

Donald Trump (foto Ansa)

WASHINGTON  – Travolto dalle polemiche nell’ escalation delle tensioni con Teheran, Donald Trump fa retromarcia e annuncia controvoglia che rispetterà le leggi internazionali che vietano gli attacchi ai siti culturali, configurabili come reati di guerra. Attacchi finora rimproverati ai talebani e all’Isis. “Loro uccidono gente, la fanno saltare in aria e noi dobbiamo essere gentili con le loro istituzioni culturali, ma per me va bene, rispetteremo le leggi”, concede nello studio Ovale mentre riceve il premier greco.

Prima di lui sia il segretario di stato Mike Pompeo che il capo del Pentagono Mark Esper avevano ribadito che gli Usa si atterranno alle leggi sui conflitti militari, cercando di spegnere le critiche che cominciavano a fioccare anche dal fronte repubblicano. Ma il presidente ha nuovamente messo in guardia Teheran: “Gli Usa sono pronti per ogni rappresaglia dell’Iran e risponderanno a loro volta”.

Poi ha giustificato il raid con cui è stato ucciso il generale iraniano Qassem Soleimani all’aeroporto di Baghdad affermando inizialmente che è stata una rappresaglia per le centinaia di vittime americane che aveva causato in tanti anni: “Era un mostro. Ed ora non è più un mostro. E’ morto“. Ma poco dopo ha precisato che l’attacco è stato eseguito per prevenire una imminente minaccia contro asset americani: “Stava progettando un grande attacco, uccidendolo abbiamo salvato molte vite”, ha assicurato, trincerandosi dietro il fatto che i dettagli sono classificati. Un “attacco da eseguire nel giro di giorni più che di settimane”, si è lasciato sfuggire Esper.

I Democratici intanto chiedono trasparenza. Pompeo e i dirigenti dell’intelligence hanno informato sui retroscena la cosiddetta gang degli otto, ossia i vertici del Congresso. Trump ha corretto il tiro anche su Baghdad, dopo aver minacciato sanzioni se caccerà le truppe Usa, come chiede una mozione non vincolante approvata dal parlamento iracheno. “Imporrò sanzioni solo non se tratteranno con rispetto gli Usa, dopo tutto quello che abbiamo fatto per sradicare l’Isis”, ha spiegato, ribadendo però la richiesta di rimborso per tutte le spese sostenute se Baghdad dovesse procedere nella direzione sbagliata. “Un ritiro degli Usa sarebbe ora la cosa peggiore per l’Iraq e lascerebbe all’Iran una influenza molto più grande”, ha ammonito.

Intanto Pompeo cerca di ricucire con gli alleati del vecchio continente, annunciando che il sottosegretario di Stato americano David Hale sarà alla fine della settimana a Bruxelles per incontrare i partner europei e discutere delle nuove tensioni con l’Iran. Ed Esper lancia segnali a Teheran, usando bastone e carota: “non vogliamo iniziare una guerra ma siamo pronti a finirne una. Vogliamo una de-escalation e una soluzione diplomatica”.

Il bastone è dietro l’angolo: dalla Hill Air Force Base in Utah si sono alzati in volo nel giro di 10 minuti in rapida successione 52 caccia F-35. “Solo addestramento”, ha minimizzato uno dei comandanti della base. E a chi gli ha fatto notare che il numero dei jet coincideva con quello dei siti iraniani evocati da Donald Trump per una eventuale risposta statunitense, in ricordo dei 52 ostaggi americani all’ambasciata Usa di Teheran, l’ufficiale ha risposto che “la cosa è completamente casuale”. Ma molti osservatori non ci credono e pensano di tratti di una dimostrazione di forza da parte della Casa Bianca. 

Fonte: Ansa