Stormy Daniels la pornostar torna a parlare di Trump: “Con lui i 90 secondi peggiori della mia vita”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 Febbraio 2021 15:07 | Ultimo aggiornamento: 9 Febbraio 2021 15:07
Trump, la pornostar Stormy Daniels torna a parlare: "Con lui i 90 secondi peggiori della mia vita"

epa06673916 Stormy Daniels (Stephanie Clifford) (C) departs Federal Court after a hearing involving President Donald J. Trump’s long-time personal attorney Michael Cohen in New York, New York, USA, 16 April 2018. Cohen’s hotel room, apartment and office were raided last week by federal authorities reportedly as part of an investigation into possible bank fraud, wire fraud and campaign finance violations. EPA/PETER FOLEY

Torna a parlare Stormy Daniels, la pornostar americana che sostiene di aver avuto rapporti con l’ex presidente americano Donald Trump. 

A riportarla alla ribalta è Michael Cohen, che in passato è stato avvocato di Trump. All’epoca Cohen era determinato a mettere a tacere Daniels, tanto da organizzare un pagamento alla donna affinché non raccontasse nulla della presunta relazione con l’ex presidente.

Ora, invece, Cohen ha intervistato Daniels nell’ultimo episodio del suo podcast, ‘Mea Culpa’, facendole raccontare la sua storia e i dettagli del presunto affair con The Donald.

Il racconto della pornostar Stormy Daniels su Trump

“La mia battaglia è appena iniziata”, ha detto Stormy Daniels a Cohen, definendo il (presunto) incontro intimo con Trump “i peggiori 90 secondi della mia vita, perché mi hanno fatto odiare me stessa”. Anche se ha precisato che non si sentiva “fisicamente minacciata”.

Daniels ha spiegato poi di non aver parlato dei dettagli dell’incontro per anni, perché avrebbe messo a fuoco le dinamiche solo dopo aver visto il film ‘Bombshell’ sulle molestie sessuali subite dalle donne dall’ex potentissimo dirigente di Fox News Roger Ailes. “Non ho detto niente per anni perché non ricordavo”, ha spiegato Daniels. 

Trump, al via il processo d’impeachment al Senato

“Un atto di teatro politico”, denuncia la difesa. “Il più grave crimine costituzionale mai commesso da un presidente”, replica l’accusa.

Le parti danno fuoco alle polveri alla vigilia del processo d’impeachment al Senato contro Donald Trump, primo presidente ad essere stato messo in stato d’accusa due volte e primo ad affrontare il procedimento dopo aver lasciato la Casa Bianca.

Le accuse legate all’assalto al Congresso

Dopo le imputazioni del cosiddetto Ucrainagate, adesso Trump dovrà rispondere di aver istigato il drammatico assalto dei suoi sostenitori a Capitol Hill per bloccare la certificazione della vittoria di Joe Biden, dopo settimane di false accuse sui brogli elettorali.

Il dibattimento sarà un test di lealtà dei repubblicani verso l’ex presidente e misurerà la sua presa sul partito, segnando il futuro di entrambi.

Ma al momento sembra altamente probabile una nuova assoluzione perché non ci sono 17 senatori del Grand Old party pronti a unirsi ai 50 democratici per il raggiungere il quorum dei due terzi necessario alla condanna.

Per la successiva interdizione dai pubblici uffici, che impedirebbe a Trump di ricandidarsi nel 2024, basterebbe invece la maggioranza semplice.

Il processo comincerà con un dibattito sino a 4 ore e un voto sulla legittimità costituzionale del procedimento contro un presidente già decaduto.

La difesa di Trump

La principale linea di difesa dei due avvocati di Trump, Bruce Castor e David Schoen, è che il Senato non ha la giurisdizione per perseguire il loro cliente, diventato ormai un privato cittadino.

La Costituzione non dice esplicitamente che il Senato può processare anche un ex dirigente pubblico ma molti giuristi ritengono che sia possibile, citando un precedente del XIX secolo contro un ex segretario della Guerra. A scompaginare il fronte repubblicano un eminente avvocato conservatore, Charles Cooper, che ha sostenuto questa tesi sul Wall Street Journal.

Nei giorni scorsi era già stata respinta una mozione sull’incostituzionalità del procedimento, ma solo cinque repubblicani l’avevano sostenuta. “E’ una trovata mediatica”, denunciano i legali di Trump nella loro ultima memoria di 78 pagine, dove argomentano che il suo controverso comizio con l’appello a “combattere come dannati” non voleva istigare all’attacco del Capitol e comunque era protetto dal primo emendamento della costituzione sulla libertà di parola.

La difesa inoltre sostiene che Trump non rimase inattivo durante l’assalto e che la Casa Bianca si adoperò per garantire più sicurezza al parlamento.

Se, come sembra, dovesse passare la tesi della costituzionalità del processo, da mercoledì 10 febbraio le parti avranno sino a 16 ore a testa per illustrare i loro argomenti.

Un duello a colpi di video: l’accusa userà quelli dell’incendiario comizio di Trump e del successivo assalto, la difesa replicherà con filmati di irruenti comizi di politici democratici.

L’ex presidente, che seguirà le udienze dalla sua residenza di Mar-a-Lago, ha già rifiutato di testimoniare volontariamente e per ora sembra improbabile che vengano chiamati testimoni, anche perché i 100 senatori hanno vissuto di persona gli eventi.

Il processo sarà sospeso venerdì pomeriggio, su richiesta dell’avvocato Schoen per celebrare lo Shabbat ebraico, e riprenderà domenica, giorno di San Valentino. La fine è prevista per metà della prossima settimana, con tempi dimezzati rispetto al primo impeachment.