Tunisia al voto con l’incognita islamisti

Pubblicato il 22 ottobre 2011 16:52 | Ultimo aggiornamento: 22 ottobre 2011 20:05

TUNISI, 22 OTT – E' cominciato, in un clima molto teso, il conto alla rovescia per il primo appuntamento della Tunisia democratica che domani (anche se i tunisini all'estero lo fanno gia' da giovedi') voteranno per eleggere l'Assemblea Costituente, chiamata a tracciare il futuro del Paese.

Gli elettori potenziali sono circa sette milioni e 200 mila, chiamati ad eleggere i 217 componenti della Costituente, da scegliere nello sterminato mare dei canditati, proposti da migliaia di liste.

Le ipotesi della vigilia sul futuro assetto politico del Paese sono molto caute, anche perche' lo scenario e' molto cambiato, aprendo a ipotesi diverse da quelle che vedevano favorito Ennahdha, partito islamico, i cui dirigenti si dicono sicuri di ottenere la maggioranza assoluta.

A incrinare questa certezza probabilmente anche in seno al politburo di Ennahdha sono stati gli ultimi eventi di piazza, con integralisti islamici (che in esso sono ''costretti'' ad identificarsi, dopo il no al partito Hizb Aty-Tahrir, di ispirazione salafita) ad attaccare, in tutti i sensi, i riformisti e, soprattutto, i sostenitori della laicita' dello Stato.

Episodi che hanno creato palpabile imbarazzo in Ennahdha, da cui – dicono i suoi avversari – non e' giunta una condanna netta della violenza, ma solo blande prese di posizioni a difesa della liberta' personale e di espressione.

Questa evoluzione della presenza islamica sulla piazze ha creato qualche ripensamento, anche in quelle fasce deboli della societa' tunisina, prima compattamente schierate con Ennahdha e ora preoccupate per una eventuale deriva teocratica.

Anche le minacce di Gannouchi di ricorrere alla piazza nel caso di mancata vittoria (da lui gia' attribuita a brogli) hanno ricompattato gli avversari politici costringendo persino il premier ad interim, Beji Caid Essebsi, a bacchettare, pur non facendone il nome, chi mette in dubbio democrazia e trasparenza delle operazioni di voto. E per la legge del contrappasso, poi, ad essere destituiti da presidenti di seggio, perche' facevano propaganda politica, sono stati uomini di Ennahdha.

Nella corsa verso il potere (che probabilmente, vista la frammentazione del panorama politico, non potra' che essere frutto di una intesa di coalizione) Ennahdha ha forti concorrenti. A partire dal Partito democratico progressista di Ahmed Nejib Chebbi, nelle ultime settimane viene dato in forte recupero, anche per la posizione di antitesi rispetto ad Ennahdha.

Uomo di sinistra, Chebbi e' da anni protagonista della scena politica ed e' solo questa, forse, l'unica nota negativa agli occhi degli elettori, che temono un inquinamento da parte degli ex elementi dell'Rcd, ex partito di Ben Ali.

Buone prospettive anche per Ettakatol, di centro-sinistra, che potrebbe rosicchiare consensi al Pdp, potendo anche ''vantare'' le molte aggressioni subite dai suoi attivisti ad opera di integralisti islamici. In questo scenario restano defilati i grandi vecchi della politica tunisina.

Il presidente della repubblica, Foued Mebazaa, e il premier, Beji Caid Essebsi, passeranno la mano appena possibile, essendo entrambi ad interim. Anche se Essebsi, battagliero ultraottantenne, ha detto di non avere alcuna intenzione di uscire di scena.

In molti sperano che il Paese trovi una figura che faccia da collante tra le parti sociali e politiche di una Tunisia ancora incerta e credono di averlo individuato in Kamel Jendoubi, presidente dell'Alta istanza per le elezioni.

Uomo tutto d'un pezzo, democratico sino al midollo, ex esule e inattaccabile sotto ogni punto di vista, politico e personale, per molti sarebbe il candidato migliore per occupare il palazzo di Cartagine, diventato, sotto Ben Ali e la moglie, il simbolo della corruzione e del malaffare.