Tunisia nel caos a sei mesi dalla 'rivoluzione dei gelsomini'

Pubblicato il 14 Luglio 2011 16:46 | Ultimo aggiornamento: 14 Luglio 2011 16:46

TUNISI, 14 LUG – Sei mesi fa la Tunisia assisteva a qualcosa di assolutamente inatteso: la fuga, ignominiosa, del dittatore che per 23 anni l'aveva tenuta sotto il suo tallone, depredandola letteralmente dei suoi beni.

Ma oggi, mentre Zine El Abidine Ben Ali e la moglie, Leila, guardano dalla loro villa in Arabia Saudita quel che accade nel Paese che hanno governato per oltre due decenni e che li ha condannati a pesantissime pene detentive, la Tunisia si accorge che la ''rivoluzione dei gelsomini'' e le moltissime speranze che aveva suscitato sono miracoli imperfetti, pur se hanno scritto una pagina importantissima nella sua storia.

Il Paese, lo ammettono gli stessi governanti, attraversa un periodo delicatissimo, diretta conseguenza dell'euforia senza freni scatenatasi con la caduta del regime.

Cosi' che in molti hanno ritenuto che, senza Ben Ali, che disseminava le strade di decine di migliaia di uomini in divisa, tutto sia permesso, che le regole siano fatte per essere eluse o violate.

La cronaca quotidiana ne e' testimone, con esplosioni di violenza che toccano un po' tutti i settori della vita del Paese: dai sit-in di lavoratori che si trasformano in assedi illegali di fabbriche o i blocchi stradali; agli scontri tra attivisti di partiti rivali; alle esibizioni muscolari degli integralisti islamici, che agiscono abbastanza liberamente, con tempi di reazione sospetti delle forze di sicurezza alle loro imprese.

Il degrado della situazione della sicurezza ha, per tutti, un solo responsabile, il governo provvisorio e, per esso, il premier, anch'esso a interim, Beji Caid Essebsi, politico di lungo corso, dall'alto dei suoi 80 e piu' anni. Il primo ministro, proprio in questi giorni, e' sotto un tiro incrociato di accuse di avere concesso troppo alla gente e quindi di non avere saputo proteggere il Paese da una deriva violenta e solo sporadicamente repressa.

In Tunisia si e' determinata, dopo la rivoluzione, una chimica in cui attecchiscono facilmente tutte le rivendicazioni, sindacali, politiche e sociali, e questo ha colto impreparato il sistema di garanzia dell'ordine pubblico, che spesso assiste prima di intervenire, quando l'ira cieca della gente ha gia' fatto il maggior danno possibile.

Essebsi ha cercato di difendersi e lo ha fatto davanti all'Alta istanza per la realizzazione degli obiettivi della ''rivoluzione'', una commissione elefantiaca (composta da politici ed esponenti della societa' civile) che avrebbe dovuto accompagnare il Paese nella fase della transizione e che e' invece diventata l'arena per scontri, spettacolari uscite di scena e altrettanto spettacolari rientri. E non e' certo un caso se proprio in queste ore c'e' un rincorrersi di appelli e proclami per fare uscire la Tunisia da una condizione di stallo pericolosissima, perche' lascia spazio a vecchie rivendicazioni e a grumi che si pensava fossero stati definitivamente rimossi.

Come gli antagonismi tribali, una Fenice che sta risorgendo in armi dalle sue ceneri.