Turchia di nuovo al voto: si temono violenze e brogli

di redazione Blitz
Pubblicato il 1 Novembre 2015 9:41 | Ultimo aggiornamento: 1 Novembre 2015 9:41
Turchia di nuovo al voto: paura violenze e brogli

Turchia di nuovo al voto: paura violenze e brogli

ROMA – Tra timori di violenze e rischio brogli, la Turchia torna al voto a meno di 5 mesi dalle ultime elezioni. Urne aperte dalle 6 di domenica mattina. A presidiare i seggi ci sono 385 mila agenti, di cui 255 mila poliziotti e 130 mila gendarmi aggiunti per rafforzare le misure di sicurezza. Si prospetta un voto ad alta tensione dopo che a giugno l’Akp del presidente Recep Tayyip Erdogan ha perso per la prima volta dal 2002 la maggioranza per governare da solo.

In lizza ci sono 16 partiti, con una soglia di sbarramento record al 10%. Il presidente Recep Tayyip Erdogan punta ovviamente a riconquistare la maggioranza assoluta.

Lo spiegamento imponente di forze dell’ordine però non basta a fugare i timori di violenze e irregolarità specie nel sud-est a maggioranza curda, che arriva al voto quasi in stato d’assedio. Nonostante il cessate il fuoco unilaterale dichiarato dal Pkk 20 giorni fa, gli scontri con l’esercito di Ankara, che da luglio hanno provocato centinaia di morti, sono proseguiti.

Ma è tutto il Paese a votare in un clima di grande tensione dopo la strage del 10 ottobre ad Ankara. A monitorare le urne ci saranno i parlamentari osservatori dell’Osce e quelli dell’Assemblea del Consiglio d’Europa, ma la loro presenza nei seggi più caldi sarebbe stata scoraggiata dal governo di Ankara. Nel sud-est sono arrivati invece un gruppo di deputati della Sinistra Europea e circa 500 attivisti invitati dal partito filo-curdo Hdp, che teme per la sicurezza del voto nelle sue roccaforti.

Grande è anche il timore di brogli in tutto il Paese, come dimostra l’esercito di rappresentanti di lista che verrà schierato da tutti i partiti. Un milione dovrebbero essere quelli dell’Akp, mentre 500 mila a testa ne hanno annunciati il socialdemocratico Chp e il nazionalista Mhp. Oltre a loro, ci sono le iniziative civiche di monitoraggio. A partire da ‘Oy ve otesi’ (Il voto e oltre), che ha coinvolto 65mila cittadini. Nei seggi controlleranno i verbali elettorali per confrontarne i risultati con quelli ufficiali attraverso un software ad hoc. Ma anche sull’operato della più grande organizzazione indipendente turca pesano delle incognite.

Sabato pomeriggio il quotidiano di opposizione laica Cumhuriyet ha pubblicato un documento della polizia di Adiyaman, nel sud-est, in cui si istruivano gli agenti a impedire l’ingresso ai volontari di Oy ve otesi. In serata il Consiglio elettorale supremo (Ysk) ha ribadito il loro diritto a entrare nei seggi. Ma il tentativo di bloccare il monitoraggio indipendente dà il polso di una tensione crescente nelle ultime ore.

Secondo i sondaggi, l’esito del voto potrebbe essere molto simile a quello di giugno, portando ancora a una coalizione. L’Akp, guidato da Ahmet Davutoglu, è stimato tra il 39 e il 43%, il Chp di Kemal Kilicdaroglu intorno al 25-28% e il Mhp di Devlet Bahceli al 13-15%, mentre l’Hdp sarebbe di nuovo nettamente sopra la soglia di sbarramento al 10%. Ma tutti concordano sul fatto che oscillazioni minime cambierebbero gli equilibri. In 39 collegi contesi anche uno spostamento dell’1% potrebbe modificare la distribuzione dei seggi.