La Turchia si appresta a invadere il nord della Siria. Trump abbandona i curdi a Erdogan

di Redazione Blitz
Pubblicato il 7 Ottobre 2019 9:09 | Ultimo aggiornamento: 7 Ottobre 2019 13:21
Turchia pronta a invadere la Siria del nord

Convogli blindati turchi al confine siriano (Ansa)

ROMA – La Casa Bianca ha dichiarato che la Turchia si appresta a invadere la Siria settentrionale, rinnovando timori per il destino dei combattenti curdi alleati con gli Stati Uniti nella guerra all’Isis. Lo afferma Stephanie Grisham, responsabile della comunicazione della Casa Bianca, in una dichiarazione diffusa a fine domenica, dopo un colloquio telefonico tra il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e quello americano Donald Trump.

Le truppe Usa smobilitano

Nella dichiarazione della Casa Bianca non si fa menzione della questione curda, mentre si precisa che le truppe statunitensi “non sosterranno né saranno coinvolte nell’operazione” e “non saranno più nelle immediate vicinanze”, cioè nel nord della Siria. Le forze democratiche siriane hanno dichiarato che “le forze statunitensi si sono ritirate dalle aree di confine con la Turchia”. Secondo l’ong dei diritti, i militari americani hanno lasciato le posizioni chiave a Ras al-Ain e Tal Abyad. 

Almeno 20 blindati americani ha lasciato l’area di Ayn Isa, nel Nord della Siria, al confine con la Turchia, dando il via al ritiro delle truppe per lasciare spazio all’intervento militare di Ankara. Lo rende noto la Cnn turca. Il ritiro dei marines che fino a pochi giorni fa erano impegnati in turni di pattuglia al fianco dell’esercito turco riguarda anche Rasul Ayn e Tel Abyad.

Le operazioni sono iniziate dopo che il presidente americano, Donald Trump, ha dato il disco verde all’operazione su cui Ankara insiste da mesi, che prevede l’eliminazione delle postazioni dei curdi siriani del Pyd-Ypg dall’area ad Est del fiume Eufrate.

Una ipotesi, quella del ritiro delle truppe americane, ventilata da Trump nello scorso dicembre ma accolta con sfavore da gran parte della comunità internazionale, secondo cui il ritiro avrebbe comportato l’abbandono dei curdi nelle mani dell’esercito turco. L’annuncio aveva provocato le dimissioni, in segno di protesta, dell’allora segretario alla Difesa Jim Mattis e uno sforzo dell’allora consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton per cercare di proteggere i curdi.

I curdi in balia dell’esercito turco

La Casa Bianca ora afferma che la Turchia prenderà in custodia i foreign fighters catturati dagli Stati Uniti e trattenuti dalle forze curde da questi sostenute. L’ambasciatore americano James Jeffrey, inviato del Dipartimento di Stato nella coalizione internazionale anti-Isis, e lo stesso Trump, hanno affermato che ci sono circa 2.500 foreign fighter prigionieri, che gli Usa vorrebbero consegnare a Paesi europei, in particolare Francia e Germania.

Per mesi il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha minacciato di lanciare un assalto militare alle forze curde nel nord della Siria, tra cui sostiene si nascondano numerosi terroristi. Al Congresso, sia repubblicani che democratici hanno messo in guardia contro una simile iniziativa che, mettendo in pericolo le forze curde che finora hanno sopportato il peso maggiore della campagna militare contro lo Stato islamico, avrebbe inviato un messaggio preoccupante agli alleati americani in tutto il mondo.

Lo scorso 7 agosto Stati Uniti e Turchia avevano trovato un intesa, definita poi da Erdogan “una favoletta”, per avere il controllo di un’area estesa per 480 chilometri in territorio siriano (vi si addentra per 32 km) a est del fiume Eufrate, fino al confine con l’Iraq.

“Erdogan vuole una zona di conflitto permanente”

Secondo il giornalista di Kurdistan24, Barzan Sadiq, che cita fonti delle Forze democratiche siriane (Sdf), l’alleanza di milizie curde, arabe e assiro-siriache costituitasi durante la guerra civile siriana, il presidente turco Recep Tayyip “Erdogan mira a deportare la popolazione del nord della Siria e a sconvolgere una regione stabile, rendendola una zona di conflitto e guerra permanente”. “Qualsiasi attacco turco ridurrà gli sforzi internazionali per combattere l’Isis”, minacciano le fonti citate dal cronista. “Lo scopo di stabilire la zona cuscinetto (in Siria) è quello di garantire i confini della Turchia e il ritorno dei rifugiati siriani alle proprie case”, ha fatto sapere invece la presidenza turca. (fonte Ansa)