Ucraina: I russi stanno arrivando e la Nato che fa? John McLaughlin, ex direttore Cia

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 settembre 2014 18:15 | Ultimo aggiornamento: 4 settembre 2014 18:15
Ucraina: I russi stanno arrivando e la Nato che fa? John McLaughlin, ex direttore Cia

“The Russians are Coming”: l’analisi di John Mclaughlin su Ozy.com

ROMA – “I russi stanno arrivando” e la Nato che fa? È questo il senso di un commento dell’ex direttore della Cia John McLaughlin sul sito americano Ozy.com. Si è aperto a Cardiff (Galles) il vertice dell’Alleanza Atlantica e per McLaughlin è “il più importante test per l’Alleanza atlantica dalla fine della Guerra Fredda 23 anni fa”.

Nell’analisi titolata “The Russians are coming” l’ex direttore Cia scrive che il vertice arriva in un momento in cui la missione Nato più importante dell’ultimo decennio, la guerra in Afghanistan, è agli sgoccioli, e in cui le incursioni della Russia in Ucraina mettono alla prova l’assetto dell’Europa che la Nato è stata creata per difendere-

Secondo McLaughlin, “quando l’Unione Sovietica e il Patto di Varsavia sono collassate nel 1991, la Nato è entrata in una sorta di crisi d’identità. L’alleanza è stata formata nel 1949 con l’unico proposito di difendere l’Europa occidentale dall’espansione dell’Unione Sovietica, che aveva inglobato di fatto l’Est, dai Baltici alla Polonia a Nord, fino alla Bulgaria a Sud”. La fine dell’Urss è stato il più grande successo per la Nato. Ma l’ha lasciata con una domanda senza risposta: e adesso, che fare? “Per tanto tempo si è tenuta occupata con crisi come quelle della guerra nei Balcani negli anni 90 e, dopo, con la partecipazione alla missione Isaf in Afghanistan (coalizione di 48 Stati)”.

“Ma la crisi in Ucraina riporta la Nato alle sue radici, anche se in un mondo dove tutto, dalle tattiche militari alle armi alla geopolitica è completamente differente rispetto al 1949″.

Al culmine della Guerra Fredda, la minaccia principale era la combinazione sovietica di forze convenzionali pronte ad attaccare l’Europa occidentale e delle sue spesso tintinnanti sciabole nucleari. Adesso la sfida è meno evidente ma non meno reale – ed in qualche modo anche più difficile da contrastare. In più la presa della Crimea da parte di Putin e l’incursione in Ucraina sconcerta un’alleanza che è strutturata per combattere aggressioni armate dirette e convenzionali: carrarmati, eserciti e forze aeree che stanno attaccando proprio te”.

La Nato deve trovare delle contromosse da opporre alla strategia di Putin, che ha usato un mix di forze speciali anonime, operazioni di spionaggio, dichiarazioni pubbliche fuorvianti e infiltrazioni segrete di uomini e armi”.

Insomma Putin si sta prendendo l’Ucraina senza aver mai pubblicamente dichiarato: “Attacco l’Ucraina”. Mettendo così la Nato in una situazione scomoda.

Spiega McLaughlin: “La guerra oggi si fa con tattiche difficili da individuare e ancora più difficili da descrivere. Uno studio recente del Parlamento inglese ha definito quella di Putin una guerra ambigua. Quindi i leader della Nato dovranno affrontare questa nuova sfida: sono in grado di venire a capo di questa situazione completamente cambiata?”

“Praticamente, questo significa che la Nato deve decidere come implementare il punto fondamentale del Patto Atlantico, vale a dire l’articolo 5. È li dove si impegna i membri dell’alleanza a intervenire in aiuto di qualunque stato alleato sia minacciato. Questo articolo ora è messo in discussione perché l’idea di minaccia è radicalmente cambiata”.

“Nessun membro della Nato ha provato qualcosa di lontanamente paragonabile con quello che sta succedendo in Ucraina, almeno fino ad ora. Ma se la Russia avrà successo nel destabilizzare l’Ucraina e frustrare le ambizioni degli ucraini di entrare nell’Unione europea, Putin potrà essere tentato di usare le stesse tattiche con un membro della Nato. Come per esempio una delle ex repubbliche Baltiche. Che non ci metterebbero molto a invocare l’Articolo 5″.

“Ma la Russia non ha fatto niente per mettere un membro Nato nelle condizioni di invocare la protezione dell’Articolo 5. L’unica volta che quell’articolo è stato applicato è stato dopo gli attentati dell’11 settembre, quando tutti i membri sono stati obbligati ad appoggiare gli Stati Uniti senza essere stati consultati prima. Per applicare l’Articolo 5 serve l’unanimità, difficile da raggiungere dopo che negli ultimi anni i membri della Nato da 12 sono diventati 28″.

“Quindi la prossima Nato deve decidere cosa significa “difesa collettiva” alla luce della nuova minaccia che viene dalla strategia di Putin. Se i leader atlantici non lo faranno e si paralizzeranno sulla questione dell’unanimità, allora regaleranno una vittoria strategica alla Russia. Che è tuttora convinta di una cosa: la Nato è stata concepita sempre e solo per arginare Mosca, e Putin non desidererebbe niente di meglio che di mostrare che la Nato è impotente“.

“Il vertice dovrà affrontare anche alcune questioni più immediatamente pratiche. Nell’ordine: rimettere in agenda l’obiettivo della Nato che i suoi membri spendano il 2% del Prodotto interno lordo nella Difesa (solo in quattro lo fanno adesso: Usa, Gran Bretagna, Estonia e Grecia); decidere se schierare più truppe, armate americane incluse, più vicino ai confini russi; considerare l’ipotesi di dotare di armamenti più moderni Stati non-membri come l’Ucraina e la Moldova per condurre esercitazioni militari; e, infine, trattare sull’ingresso di nuovi membri (la Georgia, in particolare, fa pressioni per entrare)”.

“Ai tempi della Guerra Fredda, i summit della Nato spesso presero l’andazzo degli incontri di routine. Tanto è che l’ex primo ministro del Canada Pierre Elliott Trudeau nel 1984 definì i vertici Nato come dei raduni dove i capi di governo finivano «nella noiosa scena di leggere discorsi, scritti da altri, che avevano come principale obiettivo quello di non smuovere troppo le acque». Ma adesso qualcuno sta smuovendo di brutto le acque della Nato e il tempo dei noiosi discorsi è finito”.