Ucraina riapre indagini sul figlio di Biden, Trump i rubinetti delle armi. L’ambasciatrice rimossa

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 Ottobre 2019 14:51 | Ultimo aggiornamento: 4 Ottobre 2019 14:51
Ucraina indaga su Biden jr, Trump sblocca le armi

Il presidente Usa Trump (Ansa)

ROMA – La Procura Generale ucraina sta “riesaminando” circa 15 indagini relative a Burisma, inclusa quella in cui è implicato il figlio dell’ex vicepresidente americano Joe Biden, Hunter Biden. Che ricopriva una posizione nel consiglio di amministrazione della compagnia del gas. Lo ha dichiarato il procuratore generale ucraino Ruslan Riaboshapka, citato da Interfax.

Usa, via libera alla vendita di 150 missili all’Ucraina

E’ di ieri sera anche la notizia secondo cui l’amministrazione Trump ha approvato la vendita all’Ucraina di 150 missili Javelin e le relative rampe di lancio ed attrezzature, per un costo stimato attorno ai 39, 2 milioni di dollari.

Lo rende noto il Dipartimento di stato che ha dato il via libera all’operazione richiesta dal governo di Kiev. Operazione della quale si parlò anche nella famosa telefonata del luglio scorso per cui Donald Trump è accusato di aver fatto pressioni sul leader ucraino Voldymyr Zelensky.

Trump rimosse ambasciatrice a Kiev su richiesta di Giuliani

Intanto il Wall Street Journal ha rivelato che Donald Trump ordinò la scorsa primavera la rimozione dell’ambasciatrice Usa in Ucraina dopo che Rudolph Giuliani si lamentò del fatto che Marie Yovanovitch stava minando i suoi sforzi. I tentativi cioè di persuadere Kiev ad indagare su Joe Biden e suo figlio. 

Un punto chiave questo nell’inchiesta che ha portato all’impeachment del presidente Usa proprio in relazione alle pressioni esercitate su Kiev dalla sua amministrazione per di fatto influenzare le elezioni. Pressioni rivelate dalla talpa della Cia nel suo rapporto all’origine della richiesta di impeachment.

Trump usò anche Pence per fare pressioni su Kiev

Secondo il Wall Street Joural anche il vicepresidente americano Mike Pence è stato più volte coinvolto da Donald Trump per fare pressioni sul presidente ucraino. Lo riporta il Washington Post citando fonti della Casa Bianca.

Trump ordinò a Pence di non andare alla cerimonia di insediamento del presidente Volodymyr Zelensky a maggio,come forma di pressione. A luglio, dopo la telefonata Trump-Zelensky, il tycoon affidò a Pence l’incarico di dire al Kiev che gli aiuti Usa sarebbero rimasti congelati senza un’azione piu’ aggressiva contro la corruzione in Ucraina.

Pence comunque sarebbe stato allertato della denuncia della talpa solo il giorno dopo che questa era diventata di dominio pubblico. Del resto non sarebbe la prima volta che Pence è l’ultimo ad essere informato sui problemi o sugli scandali che riguardano la Casa Bianca e l’amministrazione, regalando l’immagine di un vicepresidente “fuori dal giro”. Una condizione, pero’, che lo mette più di altri al riparo dalle controversie.

Diplomatici Usa scrissero dichiarazione per Zelensky

Due diplomatici statunitensi scrissero una dichiarazione per il presidente ucraino in cui Voldymyr Zelinsky si impegnava a indagare su Joe Biden e il figlio Hunter e sulle presunte interferenze dell’Ucraina sul voto del 2016 per favorire Hillary Clinton. Lo riporta il New York Times, spiegando che l’episodio risale ad agosto dopo la telefonata tra Trump e Zelensky. La dichiarazione fu preparata dall’ambasciatore Usa presso l’Ue Gordon Sonland e dall’ex inviato speciale a Kiev Kut Volker. Ne erano a conoscenza Rudy Giuliani e un consigliere di Zelensky, che però non la rilasciò mai.