Ue a Israele: etichetta obbligatoria per prodotti di colonie

di redazione Blitz
Pubblicato il 12 Novembre 2015 6:30 | Ultimo aggiornamento: 11 Novembre 2015 23:34
Ue a Israele: etichetta obbligatoria per prodotti di colonie

(Foto d’archivio)

BRUXELLES – Dal 12 novembre i cittadini europei dovranno essere informati se il pompelmo, i datteri o il cosmetico che stanno comprando sono stati prodotti nelle colonie israeliane in Cisgiordania e Golan. Una decisione annunciata da due anni e mezzo, che per Bruxelles è “tecnica” e non politica, ma che fa scattare l’ira di Israele, che annuncia anche la sospensione di “alcuni dialoghi diplomatici” con l’Unione europea una misura temporanea che riguarda il dialogo su “temi politici e sui diritti umani”.

La Commissione europea, dopo mesi di riflessioni e valutazioni, ignorando la lettera dell’ultimo minuto inviata lunedì scorso da 36 senatori americani, ha varato la ‘nota informativa’ sull’etichettatura obbligatoria per tutti i 28 paesi dell’Unione europea che identifica l’origine delle merci provenienti nei territori occupati in Cisgiordania e sulle alture del Golan. Specificando se esse sono prodotte da palestinesi o da insediamenti israeliani.

Il ministero degli esteri ed il World Jewish Congress esprimono la “condanna” verso Bruxelles e sostengono che l’etichettatura “non farà avanzare il processo di pace, al contrario potrebbe rafforzare il rifiuto dei palestinesi a tenere negoziati diretti con Israele”. Per il premier Benjamin Netanyahu la Ue “deve vergognarsi” per “una decisione ipocrita e che rivela un doppio atteggiamento: si applica solo ad Israele e non a 200 conflitti nel mondo”. Tel Aviv annuncia all’ambasciatore Ue in Israele Lars Faaborg Andersen la decisione di sospendere alcuni dialoghi diplomatici per esprimere tutta l’irritazione per la scelta di Bruxelles.

In termini economici l’impatto della misura è praticamente impercettibile: il fatturato degli scambi tra la Ue e le colonie nel 2014 è stato di appena 154 milioni di euro (di cui solo 14 milioni per l’import, a fronte di 140 mln di export) in un volume d’affari complessivo di circa 30 miliardi di euro dell’import-export tra Israele e Ue. Politicamente è però tema esplosivo, interpretato come mezzo di pressione europea. E poco conta che lo stesso vicepresidente della Commissione, Valdis Dombrovskis, sottolinei che la Ue “non sostiene alcuna forma di boicottaggio o sanzione per Israele”. La decisione di mercoledì arriva a due anni e mezzo dal varo delle linee guida pubblicate ad aprile 2013, in cui l’allora ‘ministro degli esteri’ europeo Catherine Ashton annunciava la necessità dell’etichettatura.

“Non è una nuova legislazione, né un cambio di politica” sottolinea oggi la Commissione europea, ricordando che – in base all’accordo di associazione tra Ue e Israele – a poter beneficiare delle facilitazioni tariffarie sono solo le merci prodotte da Israele nell’ambito dei confini del 1967, gli unici riconosciuti dalla Ue e dal diritto internazionale.