Libia, nucleare e Portogallo: Bruxelles cerca il riscatto

Pubblicato il 23 Marzo 2011 20:56 | Ultimo aggiornamento: 23 Marzo 2011 21:26

BRUXELLES – L’Ue è quasi pronta a varare una risposta globale alla crisi economica, ma sul fronte della politica estera e di sicurezza è ”totalmente allo sbando” e ora dovrà faticare per evitare un’altra figuraccia dopo le divisioni tra ministri degli Esteri emerse lunedì scorso.

Così a Bruxelles gli addetti ai lavori guardano al vertice europeo che si apre domani, 24 marzo. Un appuntamento ad alta tensione per i tanti temi caldi sul tavolo e super blindato per paura le contestazioni di piazza annunciate.

A dominare la scena del summit – preceduto come di consueto dal pranzo dei capi di Stato e di governo appartenenti alla famiglia del Ppe – è la Libia e l’incapacità finora dimostrata dall’Ue di svolgere un ruolo attivo nella gestione della crisi.

Ma i leader dei 27 devono pure confrontarsi sul futuro del nucleare dopo quanto successo in Giappone. E potrebbero essere chiamati anche ad occuparsi del salvataggio del Portogallo, se gli eventi dovessero precipitare.

Dovrebbe invece filare quasi tutto liscio per il nulla osta che il summit deve dare a una riforma ‘epocale’ della governance economica messa in piedi, sotto l’incalzare della crisi, in meno di un anno, e che in molti equiparano, per rilevanza e impatto, a una riforma del trattato Ue.

A rovinare la festa potrebbero però essere migliaia di manifestanti che la confederazione dei sindacati europei hanno chiamato a raccolta a Bruxelles per domani per protestare contro le misure d’austerità previste nell’ambito della riforma della governance.

Libia e Mediterraneo. Non sarà certo il vertice Ue a risolvere il problema di chi comanda la coalizione dei volenterosi. Ma anche i progetti di intervento umanitario e di assistenza ai processi di transizione verso la democrazia avviati in Egitto e Tunisia rischiano di restare vittima della paralisi Ue. Un immobilismo causato da un lato dall’estrema cautela, quasi disinteresse, della Germania e dall’altro dall’iperattivismo francese e che ha portato a una crisi della politica di sicurezza e difesa dell’Unione definita a Bruxelles ”drammatica”. Sul tutto pesa anche l’inazione dell’Alto rappresentante Ue per la politica estera e di sicurezza Catherine Ashton, l’ultima ”polpetta avvelenata” rifilata da Londra all’Ue nel quadro del Trattato di Lisbona. L’unico fronte su cui qualcosa si muove è quello delle sanzioni. L’Unione ha fatto proprie le nuove misure adottate dall’Onu con la risoluzione 1973, misure che entreranno in vigore domani con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale Ue.

Giappone e nucleare. Dopo il disastro che ha colpito il Paese del Sol Levante e la grande paura nucleare, gli europei sono chiamati a riflettere sulla sicurezza delle loro centrali. I leader dei 27 si apprestano ad adottare un documento in cui si evidenzia la necessità di condurre stress test sulle 143 centrali Ue. Ma anche ad avviare iniziative analoghe sugli impianti dei Paesi limitrofi.

Governance economica. Il ‘pacchetto’ di interventi è stato più volte ‘limato’ nelle ultime settimane ed è pronto per essere licenziato. I principali pezzi del puzzle sono il Patto per l’euro (riforme strutturali, revisione del welfare, rilancio competitivita’), la riforma del Patto di stabilità(stretta sul debito pubblico e sanzioni per chi non lo rispetta), il semestre europeo (esame preventivo delle politiche di bilancio nazionali), il Fondo permanente salva-Stati (Esm) che dal 2013 sostituirà quello temporaneo (Efsf). Ma su questi ultimi due strumenti ci sono ancora le riserve di alcuni Paesi, in primis Germania e Finlandia, che potrebbero consigliare ai 27 di rinviare di qualche settimana la loro adozione formale.

Portogallo e Irlanda. La caduta del governo Socrates rischia di far precipitare la già delicatissima situazione portoghese. Per gli addetti ai lavori, la possibilità che Lisbona sia costretta a chiedere l’intervento dell’Efsf è forse la ”principale incognita” che grava sul vertice. Per evitare un altro motivo di attrito tra i partner, dovrebbe invece essere rinviata la discussione sullo ‘sconto’ chiesto dall’Irlanda sui prestiti di salvataggio ricevuti dall’Ue.