Arizona. Strage, i guai di Sarah Palin: una svolta decisiva

di Licinio Germini
Pubblicato il 11 Gennaio 2011 19:33 | Ultimo aggiornamento: 11 Gennaio 2011 19:33

La deputata repubblicana Michel Bachman se n’è uscita in campagna elettorale lo scorso novembre dicendo che bisognava ”far fuori” alcuni dei suoi avversari politici, mentre la candidata dello stesso partito Sharon Angle ha detto ad un comizio tra il serio e il faceto ”oggi mi sento sola perchè non ho portato con me la mia Smith and Wesson”.

Lo stesso presidente Barack Obama, durante la campagna presidenziale di due anni fa, riferendosi ad ostinati avversari, ha detto ”se loro useranno il coltello, noi useremo la pistola”.

Questi pochi esempi servono a far capire che nella lotta politica americana le similitudini o gli avvertimenti di carattere ”bellico” hanno sempre fatto parte del paesaggio e continuano a farlo. C’è quindi una certa dose di ipocrisia nel dare addosso a Sarah Palin per la lista pubblicata su Facebook con i distretti elettorali dei suoi avversari democratici da ”abbattere” segnati da croci tipo quelle che si vedono nei canocchiali dei fucili ad alta precisione.

Nondimeno, la ex-governatrice dell’Alaska ed ex-candidata presidenziale repubblicana nel 2008, si trova ora nei guai fino al collo. La lista su Facebook ed i numerosi nemici che si è fatta durante la sua carriera politica a causa della retorica incendiaria comunemente usata hanno contribuito, dicono i media americani, a spingerla nell’orbita della tragedia avvenuta in Arizona sabato 8 gennaio. Finora la Palin si è limitata a fare su Facebook le condoglianze ai morti nella strage. Ma la foga con cui la sinistra democratica sta cercando di indicarla come corresponsabile del massacro lo rende un avvenimento significativo nella sua meteorica carriera politica.

E’ quindi giunto il momento della svolta. La maniera in cui potrà difendersi, replicare, spiegarsi di fronte alle intense critiche al suo modo aggressivo e provocatorio di fare politica, rilevano gli osservatori, sarà determinante per definire la sua traiettoria sulla scena politica nazionale, e probabilmente rivelare l’ampiezza delle sue ambizioni. Buona parte delle difficoltà in cui si trova la Palin è dovuta al ruolo singolare che ha sulla scena nazionale. Da quando ha lasciato la carica di governatrice nel 2009, ha assunto al contempo le parti di personalità dei talk show e della donna in politica.

E’ stato un posizionamento che le ha reso bene, arricchendola, facendola diventare una celebrità e consentendole di galvanizzare i suoi più vicini sostenitori. Ma adesso le cose sono cambiate, e la Palin per la prima volta deve scegliere se vuole muoversi nel pubblico o nel privato. Se davvero ha intenzione di correre per la Casa Bianca, deve smetterla di fare la walkiria e cercare di ottenere i consensi del centro dello schieramento politico. Ma dopo la tragedia dell’Arizona, quest’impresa è diventata più difficile.

Oppure potrebbe restare nel settore privato, scrivere libri, inviare geremiadi ai suoi simpatizzanti, attirare il pubblico televisivo e utilizzare la sua bollente retorica tanto cara alla sua base e tanto ricercata dai media sempre alla caccia di ”sound-bite”, frasi ad effetto  ed espressioni particolari da utilizzare in Tv per la gioia dell’audience. Quale che sia la sua scelta, la Palin dovrà decidere se vuole imitare Ronald Reagan o Rush Limbaugh, una scatenata e popolare personalità radiofonica di estrema destra spesso volgare, nemesi dei democratici.

Ma se l’ex-governatrice vuole essere un altro Reagan, un conservatore che è stato capace di ampliare di molto il suo appeal elettorale, ”farebbe bene – scrive il sito politico.com – ad imitare il Grande Comunicatore, come Reagan era chiamato, che dava il meglio della sua retorica in occasioni tragiche”. L’esperto di pubbliche relazioni Greg Mueller, veterano di campagne presidenziali repubblicane, concorda e dice: ”La Palin non dovrebbe reagire in modo eccessivo alle critiche contro di lei, ma piuttosto porsi al di sopra del gioco politico sporco”.

D’altra parte, rilevano i suoi sostenitori che si sforzano di allontanare l’accomunamento della Palin con la strage dell’Arizona, ”non esiste alcuna prova che l’autore del massacro, Jared Lee Loughner, abbia mai menzionato il suo nome, o meno che mai che abbia detto di essere stato ispirato dalla lista della Palin con i ”bersagli” da sconfiggere.

C’è un altro fatto che gioca a favore della Palin: la costante, sbalorditiva quantità di news sfornate in America dalla Tv e da internet farà probabilmente in modo che perfino un evento tanto drammatico quanto la strage in Arizona e tutti i suoi contorni, Palin inclusa, sarà sostituito da altri avvenimenti. La gente dimentica facilmente.