Gli Usa si accingono ad espandere le loro difese antimissili in Asia

Pubblicato il 24 agosto 2012 14:19 | Ultimo aggiornamento: 24 agosto 2012 14:19

Missili americani

WASHINGTON, STATI UNITI – Il presidente Barack Obama ritiene che dopo Iraq e Afghanistan ora per gli Usa la priorita’ strategica e’ l’Asia. E il Pentagono passa dalle parole ai fatti, con un progetto di grande espansione della difesa antimissile nella regione, che irrita pero’ la Cina, sempre piu’ attenta a non veder limitata la sua capacita’ di deterrenza militare nell’area.

Ufficialmente si tratta di dispositivi pensati per contenere le minacce dalla Corea del Nord, ma che potrebbero anche essere utilizzati per contrastare la forza militare cinese. E in Cina (esattamente come accade in Russia per lo scudo europeo) la cosa non viene certo vista di buon occhio. Anche perche’ coinvolge direttamente Tokyo, con cui Pechino ha in corso un contenzioso riguardo la sovranita’ su alcune isole nel Mar Cinese Orientale amministrate dal Giappone e rivendicate dalla Cina.

Una disputa su cui si innesta in questi giorni anche un’esercitazione militare congiunta di Giappone e Stati Uniti, incentrata sulla simulazione dell’attacco a un’isola. Secondo quanto riferisce il Wall Street Journal, il programma di espansione dello scudo antimissile fa parte di un sistema di difesa in grado di coprire vaste aree dell’Asia, con un impianto radar denominato X-Band da installare nel Sud del Giappone, e forse un secondo nel Sud-Est asiatico, magari nelle Filippine, da coordinare con navi munite di missili anti-missile e con intercettori basati a terra.

Alcuni esperti affermano che potrebbe arrivare a coprire pure Taiwan. Il ministero degli Esteri cinese non ha ancora commentato direttamente, ma in un comunicato ha espresso la speranza che gli Usa ”gestiscano la cosa senza causare preoccupazioni per il mantenimento dell’equilibrio e della stabilita’ regionale”. Diversi invece sulla stampa cinese i commenti sulle manovre militari. Come ad esempio quello del China Daily, secondo cui e’ un passo che ”aumenta la tensione nella regione e mostra i veri colori degli Stati Uniti, nonostante la loro cosiddetta neutralita’ sulla questione” dell’arcipelago Diayou, al centro della disputa e che i giapponesi chiamano Senkakus.

Tokyo si e’ per parte sua rifiutata di commentare le informazioni sia sullo scudo antimissile sia sulle manovre, probabilmente per non alimentare il clima di tensione che la contrappone non solo a Pechino, ma anche a Seul: ancora una volta sulla sovranita’ di alcune isolette, note come Takeshima in giapponese e Dokdo in coreano. Una circostanza che, come ha scritto giorni fa il New York Times, preoccupa diversi analisti negli Usa, poiche’ Washington vorrebbe che Giappone e Corea del Sud si impegnassero di piu’ – fianco a fianco – nel contenimento delle aspirazioni della Cina, che a ha sollevato contenziosi territoriali anche con Vietnam,

Filippine a altri Paesi della regione sono ai ferri corti su circa di 40 isole. In questo quadro, gia’ quando a gennaio ha annunciato una cura dimagrante da 450 miliardi di dollari per il Pentagono, Obama ha sottolineato che la presenza militare Usa in Asia sarebbe aumentata: perche’ si tratta di ”una regione critica”. Parole a cui aveva risposto l’agenzia ufficiale Nuova Cina, avvertendo che ”se gli Usa sosterranno il militarismo nella regione, saranno come un elefante in un negozio di porcellane e metteranno a rischio la pace invece di rafforzarla”.

Un’affermazione echeggiata in certo modo anche da un esperto di difesa missilistica di un organismo consultivo del Congresso Usa, Steven Hildreth, secondo il quale ”il focus della nostra retorica e’ la Corea del Nord. Ma la realta’ e’ che a lungo termine guardiamo all’elefante nella stanza: cioe’ alla Cina”