Usa, niente accordo sul budget

Pubblicato il 8 Aprile 2011 8:47 | Ultimo aggiornamento: 8 Aprile 2011 9:08

NEW YORK – L’accordo sul bilancio Usa 2011 non c’è ancora, anche se appare un po’ più vicino: per questo motivo i leader del Congresso, il capogruppo alla Camera John Boehner – un repubblicano – e il suo collega del Senato Harry Reid – un democratico – hanno deciso di proseguire i negoziati fino all’ultimo.

Dopo due nulla di fatto alla Casa Bianca, il 6 e 7 aprile, fumata nera anche all’incontro serale, alle 8 locali, (le 2 in Italia) con il presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Il presidente, al termine di questo ultimo incontro, ha parlato di passi avanti, s’è detto ottimista.

Ha però ammesso che c’è ancora del lavoro da fare. L’obiettivo è evitare che alla mezzanotte di venerdì 8 aprile, le sei di mattina di sabato 9 in Italia, vengano sospesi per mancanza di fondi una serie di servizi pubblici – dai musei ai servizi fiscali, dal rinnovo dei passaporti a quello delle patenti auto – attraverso il cosiddetto ‘shutdown’, la serrata dei servizi pubblici per mancanza di fondi.

Nonostante i sondaggi considerino responsabili nella stessa misura sia Obama sia Boehner in caso di eventuale ‘shutdwon’, il manico del coltello sembra essere dalla parte di Obama, dato che la disputa ha preso una piega ideologica.

Come ha spiegato Reid, tra i repubblicani che auspicano tagli più drastici e i democratici che non vogliono smantellare con l’accetta lo stato sociale, le cifre sono ormai vicine. Ma il partito all’opposizione starebbe premendo per ottenere diminuzioni dei finanziamenti pubblici ai programmi di pianificazione familiare che prevedono l’aborto, oltre a voler frenare programmi per la protezione dell’ambiente. Parlando con i giornalisti, Boehner ha detto che ”non c’è accordo sulle cifre, non c’è accordo sulle questioni politiche”, aggiungendo che ”non ci siamo ancora”.

Fino a mercoledì 6 aprile Obama era pronto a tagli per circa 70 miliardi di dollari, mentre i repubblicani volevano giungere intorno ai 100. Nel frattempo i repubblicani vanno avanti, spingendo per l’approvazione di un mini-bilancio, con tagli per 12 miliardi, che prevedono il finanziamento dei servizi pubblici per tutta la prossima settimana, proprio per evitare lo ‘shutdown’.

La Camera dei Rappresentanti, controllata dall’opposizione, ha approvato il provvedimento con 247 voti a favore e 181 contrari. Ma sarà impossibile superare lo scoglio del Senato in mano ai democratici, anche perché Obama ha minacciato di porre il veto, visto che preme per una soluzione definitiva e vuole evitare di finire ostaggio dei parlamentari repubblicani.

La vicenda occupa praticamente tutti gli spazi nelle reti televisive ‘all-news’, che disegnano scenari apocalittici nonostante in molti pensano che alla fin fine un accordo verrà raggiunto, anche se probabilmente solo all’ultimo minuto. Oltre a chiudere per un periodo indeterminato musei e parchi naturali, circa 800mila dipendenti pubblici verrebbero sospesi temporaneamente dal loro incarico, senza essere pagati, in caso di ‘shutdown’.

Quelli giudicati indispensabili (come i militari del Pentagono), verrebbero pagati soltanto una volta risolta la crisi. Che la situazione sia politicamente pià difficile per i repubblicani che per Obama,lo ha confermato anche l’ex stratega dell’ex presidente George W. Bush, Karl Rove, un repubblicano. Quando ci furono due ‘shutdown’ tra novembre 1995 e gennaio 1996, l’allora presidente Bill Clinton ne uscì rafforzato come leader, e venne poi trionfalmente rieletto nel novembre dello stesso anno.