Usa-Cina, la spy-story dei consolati. La nuova guerra fredda archivia la diplomazia del ping-pong

di Redazione Blitz
Pubblicato il 24 Luglio 2020 13:56 | Ultimo aggiornamento: 24 Luglio 2020 13:58
Usa-Cina, nuova guerra fredda

Usa-Cina guerra fredda. Nella foto Ansa Kissinger e Zhu Enlai, Pechino, 17 luglio 1971

La Cina ha ordinato la chiusura del consolato americano di Chengdu, in risposta a un analogo provvedimento Usa.

La decisione cioè che ha colpito la rappresentanza consolare cinese di Houston, in Texas: in prospettiva una nuova guerra fredda Usa-Cina.

Con l’amministrazione Trump, anche per motivi elettorali, impegnata ad archiviare un cinquantennio di collaborazione economica. E di contenimento diplomatico.

Le misure adottate dalla Cina, recita una nota di Pechino, “sono una risposta legittima e necessaria alle azioni irragionevoli degli Usa e conformi al diritto e alle norme di base dei rapporti internazionali, nonché alle pratiche diplomatiche”. 

Usa-Cina, la nuova guerra fredda

La sfida tra Washington e Pechino si gioca sul piano ideale, esistenziale, sulla scelta tra il bene e il male, come ai tempi dell’Unione sovietica.

E di guerra fredda si tratta, segnala un lungo articolo di Rita Lofano dell’Agi, perché siamo dentro uno scontro diplomatico intenso.

“Il Partito comunista cinese minaccia il mondo libero”

Contro il “Frankenstein” creato “con l’apertura al Partito Comunista Cinese”, il presidente Donald Trump si appella alle nazioni libere.

“Se ci pieghiamo ora, i figli dei nostri figli potrebbero ritrovarsi alla merce’ del Partito Comunista Cinese, le cui azioni rappresentano la principale minaccia per il mondo libero”, dice il segretario di Stato Mike Pompeo.

“Il mondo libero – esorta – deve trionfare contro questa tirannia. Proteggere le nostre libertà dal Partito Comunista Cinese, è la missione del nostro tempo”.

Il presidente degli Stati Uniti ha anche firmato il provvedimento contro la repressione di Hong Kong, che sarà trattata come la Cina perdendo i privilegi economici.

“Il vecchio paradigma è fallito. La cieca ricerca di intese con la Cina non va portata avanti”, ammonisce il capo della diplomazia Usa. 

Archiviata la diplomazia del ping-pong

Che ha tenuto il discorso in un luogo emblematico, suggerisce Rita Lofano: la biblioteca di Richard Nixon, il presidente dello storico disgelo con Pechino.

Colui che avviò la diplomazia del ping pong con protagonisti Henry Kissinger e il premier cinese Zhou Enlai.

È un continuo rimando di simbologie, date del calendario della storia, biografie.

Nel 1979 Den Xiaoping fu il primo leader della Cina comunista a recarsi in visita ufficiale negli Stati Uniti e la sua foto in bianco e nero con il cappello da cowboy a Houston fece il giro del mondo.

[…] È un continuo rimando di simbologie, date del calendario della storia, biografie. Nel 1979 Den Xiaoping fu il primo leader della Cina comunista a recarsi in visita ufficiale negli Stati Uniti e la sua foto in bianco e nero con il cappello da cowboy a Houston fece il giro del mondo.

Intanto, come in una storia di Le Carré, l’Fbi segnala l’incriminazione di quattro ricercatori cinesi, di cui tre agli arresti e una rifugiata nel consolato della madrepatria a San Francisco. Avrebbero tutti dichiarato il falso sui loro legami con l’Esercito popolare di liberazione per poter entrare negli Usa e trafugare materiale scientifico.

Il caso è emerso 24 ore dopo la chiusura della rappresentanza diplomatica di Pechino a Houston, definito “un hub di spionaggio” e dove nelle 72 ore concesse prima dello sgombero sono stati dati alle fiamme documenti. (Rita Lofano, Agi)

Spy story nel consolato

Intanto, come in una storia di Le Carré, l’Fbi segnala l’incriminazione di quattro ricercatori cinesi.

Di cui tre agli arresti e una rifugiata nel consolato della madrepatria a San Francisco.

Avrebbero tutti dichiarato il falso sui loro legami con l’Esercito popolare di liberazione per poter entrare negli Usa e trafugare materiale scientifico.

Il caso è emerso 24 ore dopo la chiusura della rappresentanza diplomatica di Pechino a Houston, definito “un hub di spionaggio”.

E dove nelle 72 ore concesse prima dello sgombero sono stati dati alle fiamme documenti. (Rita Lofano, Agi)