L’arrivo della portaerei Usa George Washington pone la Cina di fronte ad un dilemma

Pubblicato il 27 Novembre 2010 15:33 | Ultimo aggiornamento: 27 Novembre 2010 15:33

La portaerei nucleare Usa George Washington

L’imminente arrivo nel Mar Giallo della portaerei nucleare americana George Washington pone Pechino di fronte ad un dilemma: protestare rabbiosamente aggravando le tensioni con Washington, o accettare senza far troppo rumore la presenza di un importante simbolo della supremazia americana al largho delle coste cinesi?

La portaerei e la sua squadriglia di scorta effettueranno manovre con unità navali sudcoreane dopo il bombardamento nordcoreano martedi scorso di un’isola sudcoreana che è stata una delle più serie aggressioni dalla fine della guerra in Corea mezzo secolo fa.

Si tratta di uno scenario che la Cina ha cercato di prevenire. Solo quattro mesi fa funzionari governativi e esponenti militari hanno insistentemente avvertito Washington di non inviare una portaerei nel Mar Giallo per manovre previste in precedenza.

Alcuni esponenti governativi cinesi hanno detto che l’arrivo di una portaerei aumenterebbe le tensioni dopo l’affondamento di una nave da guerra sudcoreana da parte del Nord. Altri si sono spinti più avanti, definendo l’invio della George Washington una minaccia alla sicurezza cinese.

Pechino credeva che i suoi avertimenti avessero funzionato. Infatti, sebbene Washington non abbia mai spiegato perchè, nessuna sua portaerei è mai entrata nello strategico Mar Giallo, che lambisce svariate province cinesi e la penisola coreana.

Ma questa volta, con le tensioni alte dopo il bombardamento, gli Stati Uniti che premono sulla Cina perchè tenga a freno il Nord, suo alleato, e un vertice sino-americano in preparazione, la portaerei sta arrivando e Pechino ha messo la sordina alle sue critiche.

”Uno dei risultati della recente aggressività del Nord è stato di rendere più difficile per la Cina condannare lo schieramento navale americano nel Mar della Cina Orientale”, rileva Michael Richardson, ricercatore all’Institute of South East Asian Studies. Credo – ha aggiunto – che Pechino stia maledicendo il Nord a mezza bocca”.

La replica cinese finora è stata solo l’espressione di guardinghe preoccupazioni riguardo alle manovre tra Usa e Corea del Sud. Un portavoce del ministero degli Esteri ha ribadito l’insistenza cinese che navi straniere ottengano il permesso di Pechino prima di entrare nella sua zona economica esclusiva, che si estende per 370 km. Il portavoce ha esortato alla calma ed alla moderazione, ma senza menzionare le manovre o il Mar Giallo.

Quanto alla squadriglia americana, non è chiaro dove esattamente si svolgeranno le manovre o se entrerà nella zona economica esclusiva.