Usa-Cuba, riaperte le ambasciate dopo 54 anni. John Kerry a Cuba il 14 agosto

di redazione Blitz
Pubblicato il 21 luglio 2015 0:37 | Ultimo aggiornamento: 21 luglio 2015 0:37
Usa-Cuba, riaperte le ambasciate dopo 54 anni

Bruno Rodriguez e John Kerry (Foto Ansa)

WASHINGTON- Allo scoccare della mezzanotte, Stati Uniti e Cuba hanno riaperto le rispettive ambasciate a Washington e all’Avana segnando così sul calendario quella che da questo punto in poi sarà ricordata come la data simbolo del disgelo siglato da Barack Obama e Raul Castro. 

Dopo ben 54 anni al dipartimento di Stato Usa torna a sventolare la bandiera cubana tra quelle dei paesi con cui l’America conserva relazioni diplomatiche. Con discrezione e senza fanfare, prima dell’alba è stata posizionata tra quella croata e quella di Cipro. Poco lontano, in mattinata, è stato il ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodriguez,  il primo capo della diplomazia cubana che mette piede a Washington dal 1958, ad issare la bandiera all’ambasciata di Cuba negli Stati Uniti.

Una cerimonia davanti a qualche centinaio di invitati, mentre in strada una piccola folla dava voce a quelle contrapposizioni che la storica decisione pure suscita, tra chi festeggia per l’inizio di una nuova era e chi ritiene che si sia persa un’ “occasione” per liberare davvero Cuba.

“E’ una giornata di festa senz’altro, ma di una festa incredibile”. Vivian Delgado è forse la più entusiasta. “E’ un momento incredibile – non si stanca di ripetere – per me che sono cubana-americana di prima generazione, ma anche per i ragazzi, i più giovani, la seconda generazione di cubani-americani cui questa giornata va spiegata come un litigio tra fratelli che deve essere risolto e per questo bisogna decidere se essere parte del problema o parte della soluzione. Ecco, noi oggi siamo parte della soluzione”.

Francisca Vigaud, anche lei cubana-americana, per festeggiare invece non vede alcun motivo. A suo avviso così si consente al regime di Castro di continuare nell’oppressione. “Da quando sono cominciati i colloqui che hanno portato a questa decisione – spiega all’agenzia Ansa – l’oppressione è continuata invece di diminuire”. E Francisca non crede nemmeno che in futuro le cose potranno cambiare: “Obama ha preso una decisione che non tiene conto della voce dei cubani, è stata persa un’occasione, è stato perso il treno”.

Intanto partono i comunicati: la sezione d’interessi Usa all’Avana “è diventata ambasciata degli Stati Uniti e proseguirà le proprie funzioni diplomatiche dalla sede sul Malecon” della città, sotto la guida “dell’attuale incaricato d’affari ad interim, Jeffrey De Laurentis”. E’ la prima nota diffusa dalla rappresentanza americana all’Avana, in attesa dell’imminente viaggio a Cuba del segretario di Stato John Kerry il prossimo il 14 agosto. G

li Stati Uniti sono ben attenti a considerare questa ulteriore fase dell’avvicinamento tra i due paesi come uno dei passi lungo il percorso annunciato da Obama il 17 dicembre: “Un passo storico nella direzione giusta”, ha detto Kerry, che pure ha precisato come questo momento non rappresenta il superamento di tutte le differenze tra Washington e l’Avana, nella consapevolezza che sono diversi i nodi da sciogliere. A partire dall’embargo.

E’ il ministro cubano a ricordarlo a Washington, chiedendone la rimozione completa. Kerry, nel ricordare che lo stesso presidente Obama ha invitato il Congresso a procedere in quella direzione, si è detto speranzoso che le restrizioni vengano revocate appena opportuno.