Usa. La destra contro Obama per attacco a Bengasi e morte ambasciatore

Pubblicato il 13 settembre 2012 10:36 | Ultimo aggiornamento: 13 settembre 2012 13:05

Mitt Romney

WASHINGTON, STATI UNITI – Gli attacchi sono pesanti e non hanno tardato ad arrivare. Barack Obama come Jimmy Carter. Bengasi come Teheran. Per colpa del ”debole” inquilino della Casa Bianca le ambasciate americane tornano a essere in balia dell’estremismo islamico, oggi in Libia, come nel 1979 in Iran.

La destra estrema,  su Twitter e sull’emittente Fox News, va all’attacco cercando di legare il nome del primo presidente nero a quello di Carter, l’ultimo ipresidente democratico  a non essere stato rieletto per un secondo mandato.

E anche il candidato repubblicano Mitt Romney, a caldo, di fronte a un Paese scosso dal dolore e dal lutto, lancia il suo affondo contro Obama, prendendo implicitamente le difese dell’autore del film anti-Islam che ha scatenato le proteste nel mondo musulmano: ”Gli Stati Uniti – ha detto in diretta tv – non devono mai scusarsi per difendere i propri valori. Guai a tollerare attacchi a cittadini americani. E’ vergognoso che la prima risposta dell’amministrazione Obama non sia stata quella di condannare gli attacchi contro le nostre missioni diplomatiche, ma di simpatizzare con chi ha condotto gli attacchi”.

Romney, in particolare, ha censurato duramente il primo comunicato diffuso dall’ambasciata Usa del Cairo in cui si criticava implicitamente il film condannando ”ogni azione atta a ferire i sentimenti religiosi di tutti, compresi i musulmani”. In questo modo, l’ex governatore del Massachusetts accetta di giocarsi una partita delicata, solleticando gli umori islamofobi della base piu’ conservatrice che da sempre considera Obama, se non un musulmano, almeno un loro simpatizzante.

Ma la scommessa di Romney e’ difficile e rischiosa. E testimonia che e’ costretto ad attaccarsi a tutto, pur di risalire nei sondaggi che da dopo le Convention lo vedono in affanno. Tuttavia, cercare di trarre qualche vantaggio elettorale dalla tragica morte di Chris Stevens, l’ambasciatore Usa a Bengasi, potrebbe rivelarsi un autogol. Appena ieri in tanti avevano notato come Romney a Tampa sia stato il primo candidato repubblicano, dopo decenni, ad essersi dimenticato di salutare le truppe nel campo di battaglia dell’Afghanistan.

Un brutto biglietto da visita per chi aspira a diventare il ‘Commander In Chief’ dell’esercito piu’ potente al mondo. Quello che e’ certo e’ che dopo la tragedia di Bengasi, per la prima volta, un tema di politica internazionale infiamma una campagna elettorale, sinora egemonizzata dal tema della crisi economica.

L’attacco di Romney, Obama prima lo ha volutamente ignorato. Poi, intervistato dalla Cbs ha replicato duramente:”Il governatore Romney sembra avere la tendenza a sparare nel mucchio e poi puntare il fucile. Una delle cose che ho imparato come presidente è che è importante essere sempre sicuri che le affermazioni che si fanno siano sempre supportate dai fatti e che bisogna sempre pensare prima di parlare alle conseguenze delle cose che si dicono”.

Al cronista che gli ha chiesto se pensava che i commenti di Romney fossero irresponsabili. Obama ha risposto laconico:’’Lascio che a giudicare sia il popolo americano’’. Anche John Kerry, presidente della Commissione Esteri del Senato e soprattutto grande favorito per la poltrona di capo del Dipartimento di Stato in caso di rielezione di Obama, attacca implicitamente la polemica innescata da Mitt Romney: ‘Questo e’ uno di quei momenti in cui gli americani devono stare tutti uniti. E’ l’ora piu’ sbagliata per lanciare attacchi politici, ma serve recuperare calma e andare avanti con saggezza’.