Usa, elezioni. Tra Obama e Romney corsa frenetica fino all’ultimo dollaro

Pubblicato il 9 luglio 2012 19:14 | Ultimo aggiornamento: 11 luglio 2012 19:41

WASHINGTON, STATI UNITI -Tra il presidente Barack Obama e Mitt Romney la corsa verso le presidenziali americane del 6 novembre e’ innanzitutto una battaglia fino all’ultimo dollaro. Non solo i soldi raccolti dai singoli donatori. E non solo i miliardi incassati dalle lobby che finanziano i cosiddetti ‘Superpac’, comitati con licenza di raccogliere soldi senza limiti.

La lunga mano delle grandi imprese va oltre. E per tentare di influenzare in tutti i modi la campagna elettorale si servono – come rivela  il New York Times – anche di alcune associazioni senza fini di lucro o no profit a cui versano ulteriore denaro per favorire l’uno o l’altro dei concorrenti in gara per la Casa Bianca.

Qual’e’ il vantaggio? Queste associazioni sono esentate dal pagare le tasse e non hanno l’obbligo di svelare i propri bilanci, entrate e uscite. Obbligo che invece hanno i candidati, i partiti e gli stessi Superpac. Insomma, associazioni che fanno da ”scudo” ad ulteriori ”regali politici” delle imprese. Un fiume di denaro per aiutare, senza che sia reso pubblico ed evidente, questo o quel candidato, questa o quella battaglia al centro della campagna elettorale.

Le prove – scrive il quotidiano newyorkese – sono tante, e tutto sommato non difficili da reperire se si abbandona un po’ di ipocrisia. Per esempio il gruppo American Electric Power, una delle piu’ grandi societa’ di public utility in America, avrebbe dato un milione di dollari lo scorso novembre a un’associazione chiamata Founding Fund che si batte, tra le altre cose, per limitare l’invasione del governo federale nella vita di tutti i giorni .

E il gigante del settore assicurativo Aetna, nonostante pubblicamente appoggi l’Obamacare, avrebbe versato oltre 3 milioni di dollari lo scorso anno ad American Action Network che ha speso cifre ingenti per attaccare i parlamentari che si sono battuti per la riforma sanitaria fortemente voluta dalla Casa Bianca. Ci sono decine di esempi. Tantissime societa’ che operano in tutti i settori – da quello finanziario a quello assicurativo, da quello commerciale a quello farmaceutico – hanno versato negli ultimi mesi ingenti risorse nelle casse delle Camere di Commercio che hanno promesso di spendere oltre 50 milioni di dollari in spot pubblicitari legati alla campagna elettorale.

Appare dunque chiaro – a due anni dalla controversa decisione della Corte Suprema di fare entrare i grandi gruppi in campo con i Superpac (decisione che fu criticata da Obama ma che oggi pero’ si serve di quei soldi) – che gran parte dei fondi che alimentano la campagna elettorale non passi in realta’ dai supercomitati. E – scrive il New York Times – questo ”rende impossibile” avere un quadro preciso e trasparente di come le aziende tentano di influenzare il voto.

Insomma, questi gruppi o associazioni – spiegano alcuni esperti al Nyt – vengono usati per nascondere agli elettori chi finanzia, per esempio, gli spot elettorali. E le imprese vi ricorrono per celare quale candidato o quale battaglia stiano in realta’ appoggiando, per orientare in maniera occulta il voto. Il problema della trasparenza esiste ancora, e – come molti osservatori americani sostengono da tempo – non e’ stato risolto con i Superpac

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