Usa, elezioni. La metamorfosi di Mitt Romney da conservatore a moderato

Pubblicato il 6 ottobre 2012 12:59 | Ultimo aggiornamento: 6 ottobre 2012 13:00

Mitt Romney

WASHINGTON, STATI UNITI – Mitt Romney è finalmente tornato. Ne è sicuro David Brooks, autorevole commentatore conservatore del New York Times, che spiega la metamorfosi del candidato repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti, uscito nettamente vincitore nella prima sfida tv con Barack Obama. Dal duello di mercoledi’ sera con l’attuale inquilino della Casa Bianca nulla e’ piu’ uguale a prima.

”E’ tornato il governatore Mitt”, scrive ancora Brooks, per spiegare la svolta moderata che riporta Romney su quelle posizioni che le avevano caratterizzato quando era governatore dello Stato del Massachusetts. Posizione che aveva dovuto abbandonare nel momento in cui decise di scendere in campo per la poltrona piu’ alta degli Stati Uniti.

Ma li’ ha dovuto fare i conti con un partito repubblicano cambiato rispetto all’era Bush, schiacciato sulla destra per reazione a una crisi economica mai vista negli ultimi sessant’anni.

Un Grand Old Party in crisi di identita’, a tratti in balia dei Tea Party, movimenti in contrasto con la stessa elite repubblicana di Washington. Ecco che Romney ha dovuto virare su una linea piu’ conservatrice rispetto al suo passato, anche per competere nel corso delle primarie con personaggi come il cattolico ultraconservatore Rick Santorum o il populista Ron Paul. Ma ora che in pista per contrastare Obama e’ rimasto solo lui le cose sono cambiate. Romney ci ha messo un po’ di tempo per capirlo: ma alla fine – di fronte al crollo nei sondaggi – ha innescato il cambio di marcia.

Messi da parte i toni populistici, mandati in frantumi gli stereotipi da Tea Party, ha tirato fuori un linguaggio piu’ equilibrato, parole piu’ rassicuranti. Rassicuranti soprattutto per gli elettori ”di centro”, gli indecisi che sono pero’ decisivi per la vittoria finale. Vittoria che si gioca soprattutto in nove-dieci Stati tradizionalmente ‘in bilico’, dalla Florida all’Ohio. I democratici parlano di ipocrisia. Ma per molti e’ una svolta.

Nel corso del duello tv di Denver – secondo osservatori e analisti – e’ venuto fuori il vero Romney. Egli ha smentito di volere meno tasse per i piu’ ricchi a scapito della ‘middle class’, ha ammesso la necessita’ di regole (anche per Wall Street), ha parlato di ‘destino condiviso’ da tutti gli americani per far scordare la battutaccia sul 47% di ”parassiti” che non meriterebbero la sua attenzione. E, soprattutto, ha aperto le porte al dialogo coi democratici a Washington, sottolineando la necessita’ di ”lavorare assieme per affrontare le sfide del Paese”.

Spiazzando un Obama perennemente all’attacco dell’ ostruzionismo congressuale dei repubblicani. Proprio Obama e il suo staff sono stati presi in contropiede. Hanno deciso di affrontare la sfida tv come se di fronte ci fosse ancora il Romney demagogo e gaffeur della prima parte della campagna elettorale. Invece si sono scontrati con un Romney diverso, che a un mese dalle elezioni si prepara ad una rimonta disperata. Ma che ora ha le carte in regola per giocarsi il tutto per tutto.

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