Usa, elezioni. Le promesse mancate che preoccupano Obama nel duello con Romney

Pubblicato il 3 ottobre 2012 11:22 | Ultimo aggiornamento: 3 ottobre 2012 11:22

Il presidente Obama e Mitt Romney

WASHINGTON, STATI UNITI – I sondaggi vanno bene, soprattutto negli Stati in bilico. Ma a impensierire Barack Obama, il giorno del duello tv di Denver, ci sono i numeri, i risultati ottenuti in questo suo primo mandato, punteggiato da previsioni fallite e promesse disattese. Guantanamo e’ ancora aperta, la politica di Washington resta bloccata. Ma soprattutto la disoccupazione e’ ancora sopra l’8% e lo è da 43 mesi.

Negli Usa lo chiamano in modo sintetico, il ”record” di un presidente, ovvero le cifre, i fatti , soprattutto in economia, che il presidente ha portato a casa in questi 4 anni. E non tutti sono soddisfacenti. Tuttavia, sono quelli i numeri che il presidente dovra’ difendere dagli attacchi dal rivale repubblicano Mitt Romney  nel corso dei 90 minuti di dibattito tv. Obama rischia poi di essere inchiodato dalle sue stesse frasi, i suoi stessi proclami, pronunciati ormai 4 anni orsono.

Politico.com ha fatto una breve lista degli impegni obamiani che saltano piu’ agli occhi per essere rimasti sulla carta. L’11 settembre del 2008, in piena campagna elettorale, Obama promise che avrebbe ”radicalmente trasformato il modo di lavorare di Washington”. Ma, complice l’ostruzionismo della destra, Capitol Hill e’ tuttora completamente bloccato dai veti incrociati. Appena arrivato alla Casa Bianca, nel febbraio 2009, disse che se non avesse rilanciato l’economia in tre anni, allora non avrebbe meritato la rielezione.

Era l’epoca dello ‘stimulus’, un imponente pacchetto di interventi pubblici nell’economia di 787 miliardi di dollari, che secondo le stime della Casa Bianca avrebbe dovuto portare la disoccupazione al 5,6%. Sfortunatamente per Barack, oggi siamo all’8,1%, a fronte di un enorme debito pubblico. E’ questo, senza dubbio, il tallone d’Achille di Obama. Non a caso, proprio questi numeri fallimentari sono al centro dell’ultimo spot dal titolo ‘Actually Happened’, cioe’ com’e’ andata veramente, che Crossroads – il SuperPac repubblicano di Karl Rove – sta mandando in 8 Stati in bilico.

La campagna e’ costata 16 milioni di dollari: la spesa piu’ imponente dall’inizio della sfida elettorale. Ma la destra ha altre frecce nel suo arco: nel gennaio 2008, all’inizio della sfida Obama-Hillary, Barack attacco’ Bill Clinton, oggi il suo maggiore sponsor. ”Ronald Reagan – disse all’epoca – ha cambiato la storia d’America, una cosa che non e’ riuscita’ ne’ a Nixon ne’ a Clinton”.

Ma anche a sinistra, c’e’ qualche malumore: il terzo giorno della sua presidenza, Obama disse ufficialmente: ”Guantanamo sara’ chiusa entro l’anno”. Era il gennaio 2009. Siamo nel 2012 e il carcere simbolo di George W. Bush ospita ancora oltre 80 sospetti terroristi. Improvvido anche sulla riforma sanitaria: era il settembre del 2010, quando si disse sicuro che la sua Obamacare ”giorno dopo giorno sarebbe diventata sempre piu’ popolare”. Cosa che non e’ mai accaduta.

Assicuro’ che le compagnie come la Solyndra, che si occupano di energia verde, ”avrebbero guidato il mercato e avrebbero assicurato un futuro di prosperita”. Ma proprio la Solyndra, malgrado ingenti aiuti di Stato, e’ fallita miseramente. Infine, una promessa non mantenuta che tanti ‘latinos’ ancora gli rinfacciano: non essere riuscito a portare a casa una riforma migratoria. Ma su questo punto, lo stesso Obama, poche settimane fa, ha chiesto perdono: ”Senza dubbio e’ stato il maggiore fallimento del mio primo mandato”.

Un quadro difficile insomma, che sembrerebbe rendere ardua la rielezione. Ma le cose non stanno cosi’. Nelle ultime settimane, Romney ha dimostrato di non essere assolutamente capace di approfittarne. Tanto che tra la polemica sulle sue tasse, le gaffe sugli americani ”parassiti”, e altre cadute di stile, oggi il candidato repubblicano e’ costretto ad inseguire. E come scrive il Washington Post, sinora e’ stato lui il peggior nemico di se stesso. Cosi’ a Denver sara’ Romney a dover andare all’attacco: a 35 giorni dal voto, nel confronto con Obama il pareggio non gli puo’ bastare, per tornare ad essere un candidato credibilmente diretto verso la Casa Bianca deve vincere.

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