Usa, elezioni. Si vota tra 100 giorni, è l’economia che conta per Obama e Romney

Pubblicato il 28 luglio 2012 11:21 | Ultimo aggiornamento: 28 luglio 2012 11:31

Il presidente Barack Obama

WASHINGTON, STATI UNITI – A cento giorni dalle elezioni presidenziali, nella sfida tra il presidente Barack Obama e il suo avversario repubblicano Mitt Romney gli argomenti su cui i due si scontrano sono tanti, ma ce n’è uno che pevale su tutti: l’economia che continua a tartassae il ceto medio. Senza dimenticare l’incognita dell’euro che pesa come un macigno nel match Obama-Romney, visto che un crollo europeo avrebbe conseguenze molto gravi anche sui conti pubblici americani.

Insomma, mentre il voto si fa sempre più vicino, la sfida e’ sempre sull’economia. E mai come stavolta il duello tra i due contendenti sembra un testa a testa all’insegna dell’incertezza. Obama punta le sue carte sui giovani, le donne, i gay e le minoranze, soprattutto i neri e i ‘latinos’. E’ quella la sua base elettorale di riferimento. Romney, di contro, sul voto bianco, quello ultra-conservatore che ha sempre detestato Obama, la sua leadership cosi globale, ne’ nero ne’ bianco, magro, atletico e amatissimo in Europa.

Esattamente l’opposto dell’elettore medio, rancoroso, semi-obeso, senza passaporto, della sterminata provincia americana. Ma l’ex governatore del Massachusetts conta anche di rosicchiare voti tra gli indipendenti, tra quelli che si aspettavano grandi cose da Obama e in questi 4 anni sono rimasti molto delusi. Ad ogni modo, quel che e’ certo, e’ che vale ancora il famoso detto creato da uno stratega di Bill Clinton durante la sua rielezione negli anni ’90: ‘It’s The Economy, Stupid’. Come dire a cominciare da se stesso: ”E’ l’economia che conta, stupido!”.

L’inquilino della Casa Bianca ha portato a casa la riforma sanitaria, ha alleggerito i debiti agli studenti, ha varato una sanatoria per i giovani ispanici. E infine ha aperto alle nozze gay, una svolta storica negli States. Tuttavia, Obama per primo sa che poi la gente non voterà pensando tanto ai diritti civili, ma guardando il portafogli, sperando in un posto di lavoro per se o i propri figli. E saranno in molti che si schiereranno non tanto a favore di Romney, ma contro Obama, sperando in qualcosa di diverso.

Come ripete da tempo Paul Begala, un’altro ex consulente di Clinton, oggi impegnato nella rielezione di Obama: ”Se vedo i dati dell’economia mi chiedo come facciamo a vincere, se vedo la campagna di Mitt Romney mi chiedo come facciamo a perdere”. Ormai da settimane lo scontro e’ tra Obama, il difensore dello stato sociale, e Romney, ex ‘Mr Bain’, dal nome della sua controversa finanziaria, che ristrutturando imprese e licenziando operai, ha fatto la fortuna di migliaia di investitori di Borsa, oltre a quella di se stesso.

Non a caso, i manifestanti di Occupy Wall Street, da mesi chiamano Romney ”Mr 1%”, come dire esponente di quella esigua minoranza di ultra-miliardari della finanza che hanno fatto i soldi ai danni del ”popolo del 99%”. In più alcuni suoi depositi in paradisi fiscali e dichiarazioni dei redditi mai rese note lo stanno mettendo in difficoltà. D’altra parte, Romney può contare su un’ ottima carta, la carismatica moglie Ann, ancora belloccia, sopravvissuta a un tumore, madre e nonna impeccabile, che sta riuscendo ad ‘umanizzare’ il marito, decisamente debole in quanto a comunicativa e carisma.

E soprattutto, a impensierire Obama, è il fiume di soldi provenienti dai SuperPac che sta riempiendo le casse repubblicane. Si tratta di questi discussi comitati politici, del tutto legali, grazie ai quali tutte le lobby possono finanziare segretamente un candidato. Da alcune stime, pare che Romney in questa campagna riceverà circa un miliardo di dollari. Una montagna di denaro che può intimorire anche per un eccezionale ‘fundraiser’ come Obama.

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