Usa, ritiro dall’ Iraq. ”La guerra non è finita fino a quando non è finita”

Pubblicato il 19 agosto 2010 11:36 | Ultimo aggiornamento: 19 agosto 2010 12:26

Ritiro dell'ultima brigata combattente americana

”Non è finita fino a quando non è finita” titolava oggi a tutta pagina The Huffington post riguardo al ritiro dell’ultima brigata da combattimneto americana in Iraq.

Fine dell’operazione ”Iraqi Freedom” cominciata con l’invasione voluta dall’ex-presidente George Bush dopo l’attacco alle Torri Gemelle quindi? Non proprio.

Cinquantamila soldati americani armati rimarranno nel Paese fino alla fine del 2011 con compiti di addestramento delle truppe locali. Questi soldati, naturalmente, se attaccati risponderanno al fuoco.

Per gli Stati Uniti sarà veramente finita quando il loro ultimo soldato avrà lasciato l’Iraq, dove hanno perso la vita in 7 anni e mezzo di guerra almeno 4.415  americani, secondo le stime del Pentagono.

Che ancora non sia del tutto finita, come lascia intendere The Huffington Post, lo ha confermato lo stesso portavoce del Pentagono, P.J.Crowley, che ha definito la fine dell’Operazione Iraqi Freedom ”un momento storico”, aggiungendo però subito dopo che la missione degli Stati Uniti in Iraq non è conclusa.

L’impegno americano in Iraq resta fondamentale, ha precisato: ”Non mettiamo fine al nostro sforzo, abbiamo ancora un importante lavoro da fare”. Il conflitto iracheno, nel quale gli Stati Uniti hanno bruciato mille miliardi di dollari, ”ha avuto dei costi enormi”. ”Abbiamo investito pesantemente in Iraq e dobbiamo fare tutto quello che ci è possibile per salvaguardare questo investimento e per garantire all’Iraq e ai Paesi vicini una situazione pacifica utile ai nostri interessi e ai loro”, ha dichiarato ancora Crowley.

Con un certo anticipo sulla realtà delle cose, Bush aveva dichiarato la fine dei combattimenti in Iraq il primo maggio del 2003, in un famoso discorso, quello della ‘Mission Accomplished’, a bordo della portaerei Lincoln, al largo di San Diego in California.

In realtà i combattimenti sono durati molto più a lungo, con le migliaia di morti americani, decine di migliaia di vittime irachene, e tensioni fortissime nel biennio 2006-’07. Si è dovuto attendere il cosiddetto ‘surge’ (impeto) del generale americano David Petraeus (ora comandante supremo in Afghanistan) nel 2007, per iniziare a vedere una progressiva stabilizzazione della situazione nel paese.

Ora gli americani dicono che l’Operation Iraqi Freedom è finita, ma intanto,gli attentati non accennano a diminuire. Un kamikaze si è fatto esplodere nelle prime ore del mattino di martedì 17 agosto in un centro di reclutamento dell’esercito iracheno, uccidendo almeno 59 persone due giorni prima della partenza degli americani.

E forse a questo stato di cose – la mancata pacificazione – che si è riferito Tarek Aziz, il più fedele alleato di Saddam, in una intervista rilasciata al Guardian nella prigione di Baghdad dove è detenuto. Aziz ha accusato il presidente degli Stati Uniti Barack Obama di essere un ”ipocrita” e di accingersi a ”lasciare l’Iraq ai lupi” ritirando le truppe da combattimento mentre nel Paese aumentano l’instabilità e la violenza.

La guerra è stata decisa dall’allora presidente Usa George W. Bush, convinto che Hussein possedesse armi di distruzione di massa (che non sono poi state mai trovate) e che fosse in qualche modo coinvolto con Al Qaeda nell’attentato alle Torri Gemelle. Una guerra che ha portato a spaccature in Europa, visto che la Gran Bretagna ha combattuto al fianco degli Stati Uniti, mentre paesi come la Francia hanno guidato quello che si può definire un ‘fronte del no’.

Con un certo anticipo sulla realtà dei fatti, Bush aveva dichiarato la fine dei combattimenti in Iraq il primo maggio del 2003, in un famoso discorso, quello della ‘Mission Accomplished’ a bordo della portaerei Lincoln, al largo di San Diego in California.

Obama ha deciso il ritiro dall’Iraq anche per rafforzare l’impegno americano in Afghanistan, l’altra guerra degli Stati Uniti in questi anni, dove i militari Usa e Nato sono attualmente 150mila circa.

Secondo un giornalista della Nbc ‘embedded’ (cioè che viaggia insieme a militari in Iraq) la brigata combattente che per ultima ha lasciato l’Iraq è la 4/a Stryker. Secondo la rete televisiva, “una volta che tutti questi militari sono usciti dal Paese, l’operazione Iraqi Freedom, quella da combattimento in Iraq, è terminata”.

Ora resta il non facile compito di addestrare polizia ed esercito iracheni a fare da soli. Si vedrà. Ma per il momento, come rileva il New York Times, il futuro dell’Iraq resta incerto.