Usa, la Casa Bianca spinge: web per tutti, cambiare le regole

Pubblicato il 6 Maggio 2010 20:52 | Ultimo aggiornamento: 6 Maggio 2010 21:33

L’amministrazione Obama vuole rinnovare anche la comunicazione: internet e tv via cavo hanno bisogno di nuove regole. È necessaria una riforma se davvero si vuole salvaguardare la «neutralità della rete» e garantire «l’accesso di tutti». Questa la presa di posizione della Federal Communications Commission (FCC), l’organismo governativo che negli Usa regola il settore della Comunicazione.

Con una nota ufficiale, la FCC si è espressa oggi a favore di una riforma complessiva delle regole sui cosiddetti «servizi a banda larga», in particolare internet e tv via cavo. Secondo il presidente della FCC, Julius Genachowski, il Communications Act del 1996 non è più adeguato ai tempi. L’intervento della FCC viene dopo che la stessa Commissione aveva recentemente perso davanti alla Corte d’Appello del District of Columbia una causa che la vedeva contrapposta a Comcast, il più grande ‘provider’ degli Stati Uniti in materia di fornitura di servizi via cavo.

econdo la FCC, Comcast aveva bloccato volontariamente e arbitrariamente l’accesso a internet di alcuni clienti, commettendo dunque un abuso. La Corte però aveva dato torto alla FCC, precisando che in base alla legislazione vigente non rientra nelle sue funzioni il potere di esigere che sia garantito a tutti il libero accesso a internet. La FCC oggi, con l’appoggio dell’amministrazione Obama (di cui è espressione) e il sostegno bipartisan di molti parlamentari, ha deciso di rilanciare. La decisione adottata dalla Corte d’Apello del District of Columbia – ha critto la Federal Communications Commission in una nota ufficiale, diffusa oggi – «restringe in modo illegittimo il ruolo (della FCC) per quanto riguarda la protezione dei consumatori, la promozione della concorrenza e l’assicurazione che tutti i cittadini possono beneficiare delle reti a banda larga». È tempo cioè secondo i mebri della Commissione di riformare il Communications Act del 1996 perchè – sostengono – non è più adeguato ai tempi e ai modi della comunicazione contemporanea.