Midterm negli Usa: l’America al voto per dire sì o no a Obama

Pubblicato il 2 Novembre 2010 21:29 | Ultimo aggiornamento: 2 Novembre 2010 21:46

L’America alle urne per scegliere la nuova Camera dei Rappresentanti e sostituire 37 dei 100 senatori, oltre ad eleggere altrettanti Governatori e centinaia di rappresentanti locali in una sorta di referendum sulla presidenza Obama.

I sondaggi condannano i democratici, gli ultimi hanno confermato quelli della vigilia: indicano una probabile ‘marea rossa’, il colore dei repubblicani, senza precedenti dal 1994, che toglierà a Obama il controllo totale di Capitol Hill.

Al Senato. Solo per il Senato parlano di suspence fino all’ultimo minuto, con l’incognita dei risultati in Nevada e in California, definitivi soltanto all’alba in Italia.

Alla Camera. Per la Camera dei Rappresentanti, invece, salvo imprevisti il controllo non può sfuggire all’opposizione repubblicana, e lo stesso discorso vale per i Governatori, la maggior parte dei quali eletti o rieletti.

I referendum. Come succede ogni volta alle politiche, poi, in numerosi Stati sono stati organizzati referendum su svariati argomenti: dalla California per liberalizzare la marijuana, al Massachusetts per dimezzare le tasse sulle vendite.

I leader dei repubblicani, con in testa John Boehner, il più che probabile successore di Nancy Pelosi, la speaker della Camera, hanno convocato una megafesta in un grande albergo di Washington, mentre i democratici mantengono un profilo basso. Con poche eccezioni, come a New York Andrew Cuomo, sicuro di diventare Governatore.

Gli indecisi. Fino all’ultimo Obama ha battagliato per spingere gli elettori più restii a recarsi alle urne: i neri che tradizionalmente votano poco ma hanno contribuito al suo trionfo nel 2008, i giovani e gli ispanici. Ma, se si crede ai sondaggi, la strategia dell’inquilino della Casa Bianca non sembra aver funzionato e una mancata mobilitazione penalizza decisamente il partito democratico al potere.

Il presidente. Oggi, 2 novembre, il presidente, che aveva votato nei giorni scorsi per posta, non ha fatto nessuna apparizione pubblica, limitandosi ad una serie di interviste a radio locali, molte delle quali destinate ai giovani.

Su Facebook, l’inquilino della Casa Bianca ha chiesto ai suoi seguaci di inviare a tutti gli amici, un breve ma significativo ”I voted”, ho votato. Oltre alle frecciate contro i repubblicani (”l’unico programma politico che hanno i repubblicani per i prossimi due anni è quello di distruggermi”, ha detto), Obama ha spronato ancora una volta i suoi elettori ad andare a votare. ”A Las Vegas – ha detto l’inquilino della Casa Bianca – fa sempre bello, quindi non avete nessuna scusa”.

Las Vegas. Il riferimento a ‘Sin City’, la citta’ del peccato de Nevada, non è affatto casuale, perché è a rischio la rielezione di Harry Reid, il capogruppo democratico al Senato, e perdere non sarebbe affatto un bel segnale. Contro di lui c’è Sharron Angle, una repubblicana dei Tea Party antitasse, in uno dei duelli del giorno, e purtroppo per i democratici non è l’unico dall’esito incerto.

Governatori a rischio. Rischiano in Pennsylvania il candidato senatore Joe Sestak, come rischia nella Chicago di Obama Alexi Giannoulias, che punta al seggio che apparteneva proprio all’inquilino della Casa Bianca. Rischia il Governatore uscente dell’Ohio, uno Stato chiave per conquistare le presidenziali, Ted Strickland. E’ in bilico anche Russ Feingold, uno storico senatore, nel Wisconsin. Occhi puntati infine sulla California. La senatrice uscente Barbara Boxer, una democratica, è tallonata da Carly Fiorina, l’ex numero uno di Hp. mentre la repubblicana Mag Whitman, ex numero uno di eBay. non dovrebbe riuscire a prendere il posto di Arnold Schwarzenegger, il Governatore che non può essere più rieletto.