Midterm negli Usa: Obama sotto accusa anche dal comico Jon Stewart

Pubblicato il 29 Ottobre 2010 11:58 | Ultimo aggiornamento: 29 Ottobre 2010 12:14

Barack Obama e Jon Stewart

Non c’è pace per Barack Obama. Attaccato da destra, ma anche dai suoi, con l’accusa di aver fatto troppo poco e non aver mantenuto le promesse di cambiamento radicale lanciate nel 2008. Così, a pochi giorni dal voto di medio-termine, il presidente americano è stato messo all’angolo anche da Jon Stewart, probabilmente il comico progressista più influente d’America.

La sera del 27 ottobre, per oltre mezz’ora, nello studio del ‘The Daily Show’, Obama è stato costretto a difendere il suo operato e quello dei democratici a Capitol Hill. E alla fine l’appuntamento tv che nelle intenzioni della Casa Bianca, doveva essere una grande chance per convincere tanti giovani di sinistra a tornare alle urne, è diventata un’intervista un po’ noiosa di un conduttore ‘liberal’ deluso a un presidente in evidente difficoltà.

Pochi i momenti veramente divertenti. Accogliendo il suo ospite, Stewart gli ha offerto del caffe in un tazza, ribattezzata ovviamente ‘Mug Force One’. Ma è stato solo un attimo. Subito dopo il discorso s’è fatto serio e a tratti tra i due è emersa una certa tensione, con scambi accesi, senza esclusione di colpi.

”In campagna elettorale – ha attaccato Stewart – ha parlato di cambio e speranza. Ma ora i democratici sembrano dire ai loro elettori ‘per favore, datemi un’altra possibilità”. E Obama paziente ha replicato: ”Guarda Jon che ci sono molti casi di parlamentari che hanno votato riforme importanti per il Paese, pur sapendo che avrebbero perso il posto. La maggioranza negli ultimi mesi ha preso decisioni impopolari ma utili per il Paese”.

Poi un’altra stoccata, quella che Obama non è riuscito a mandare giù. ”L’agenda del governo – ha detto Stewart – è stata piuttosto timida…”. ”Timida?”, ha replicato Obama, trattenendo a stento la sua irritazione. ”Jon, io amo il tuo show, ma a volte non sono d’accordo con te. In pochi mesi siamo riusciti a stabilizzare l’economia, abbiamo evitato una seconda Grande Depressione. Poi ti sembra timida una riforma sanitaria storica che ha dato la mutua a 30 milioni di americani, o quella che ha cambiato le regole di Wall Street…Quando in campagna elettorale abbiamo promesso di cambiare, non abbiamo detto che lo avremmo fatto in 18 mesi. E’ un lavoro che dobbiamo continuare”.

Quindi, in un altro passaggio, Stewart, ha chiesto se e’ ancora valido lo slogan che lo ha portato alla Casa Bianca, o se invece alla prossima campagna elettorale sarà sostituito con un più pragmatico: ”Sì possiamo, ma date certe condizioni”.

Anche stavolta, Obama cerca di mantenere la calma e risponde pacato: ”No, non è così. Direi ‘sì possiamo, ma…”. A quel punto il pubblico, tutto dalla parte di Stewart, lo ha interrotto con una risata, amarissima per Obama. Che però ha ripreso la parola, concludendo la frase. ”Voglio dire, che sì ‘yes we can’ ma non possiamo fare tutto in una notte, in un momento…”. Come dire, ci vuole pazienza.

L’incontro finisce con un’altra battuta di Stewart, rarissima in questa serata piuttosto tesa. E’ arrivata quando Obama, prima di alzarsi, ha chiesto ”di fare un annuncio”. E guardando in camera ha esortato il pubblico in sala e quello a casa di andare a votare democratico il due novembre. Immediato lo sfottò, stavolta benevolo: ”Meno male – ha chiosato Stewart – temevo che volessi fare pubblicità a un disco…”.

Ad ogni modo, le domande ficcanti di Stewart sono state il prezzo che Obama ha dovuto pagare per raggiungere almeno 3,6 milioni di persone, di cui 2,2 tra i 18 e i 49 anni: a tanto ammonta l’audience medio del ‘Daily Show’. E se alcuni di loro, dopo aver visto lo show in tv, si sono convinti ad andare a votare, allora vuol dire che per Obama ne è valsa la pena.