Usa, nuovo libro. bin Laden si sarebbe suicidato e non ucciso dai Navy Seal

Pubblicato il 30 agosto 2012 15:04 | Ultimo aggiornamento: 30 agosto 2012 15:04

WASHINGTON, STATI UNITI – Sulle ancora non ben chiare circostanze (c’è di mezzo la Cia, e quando c’è di mezzo la Cia non è facile capire cosa è realmente successo) della morte di Osama bin Laden di versioni contrastanti ce ne sono state parecchie. Perfino il presidente Barack Obama e tutta la sua amministrazione se ne sono assunti il merito: i Navy Seal sono piombati sul rifugio del terrorista e quando l’hanno riconosciuto lo hanno falciato a colpi di mitra mentre guardava la televisione.

Ma pare che non sia andata esattamente così. Quando i Navy Seal entrarono nella stanza da letto di bin Laden, nel suo fortino di Abbottabad, in Pakistan, il numero uno di al Qaeda era gia’ morente, con una pallottola al cervello, riverso a terra in una pozza di sangue. Ed era disarmato. Nonostante cio’ gli furono scaricate addosso parecchie raffiche di mitra che misero definitivamente fine alla vita dell’uomo piu’ odiato d’America. La mente che ideo’ i terribili attentati dell’11 settembre del 2001.

La clamorosa rivelazione e’ contenuta nel discusso libro ‘No Easy Day’ (Una Giornata Non Facile), edito dalla casa editrice Penguin e in uscita il prossimo 4 settembre. Il libro è scritto da uno dei protagonisti e testimone di quel raid, un membro del commando che partecipo’ all’operazione in tutte le sue fasi, fino alla morte di Osama. L’autore si chiama Mark Owen. Ma quest’ultimo e’ in realta’ uno pseudonimo dietro cui si cela l’ex ‘Rambo’ Matt Bissonnette.

Da quando Fox News ha rivelato il suo vero nome, l’uomo e’ stato piu’ volte minacciato di morte su alcuni siti legati a gruppi di estremisti islamici. Del suo racconto sono state diffuse alcune anticipazioni da cui emerge una verita’ diversa dalla versione finora raccontata da Casa Bianca e Pentagono. E che potrebbe innescare molte polemiche, visto che in base al racconto i Navy Seals avrebbero di fatto violato le regole di ingaggio. Regole che erano molto chiare: se Osama non avesse costituito una minaccia, doveva essere preso vivo.

La ricostruzione fatta nel libro dice che non ando’ afftto cosi’. Mentre i membri del commando dei Navy Seals salivano lungo una scala stretta, ricorda Owen-Bissonnette, in cima videro un uomo che metteva la testa fuori da una porta: ”Eravamo a meno di cinque gradini, quando sentii dei colpi attutiti dal silenziatore. Bop Bop”. ”Non potevo dire dalla mia posizione se le pallottole avevano centrato il bersaglio. L’uomo era intanto scomparso nella stanza buia”.

Al momento dell’irruzione, quindi, la scena che si presento’ ai membri del commando fu quella del leader di al Qaeda tutt’altro che armato, come e’ stato raccontato finora. Osama era per terra, in un lago di sangue, e alcune donne erano riverse sul suo corpo. Su un comodino c’erano un Kalashnikov e una pistola Makarov, ma i caricatori erano vuoti. Osama indossava una maglietta bianca senza maniche, pantaloni kaki larghi e una tunica beige:

”Sangue e pezzi di cervello gli uscivano da un lato del cranio. Lui era ancora in preda alle ultime convulsioni”, scrive l’autore. Mentre il terrorista piu’ ricercato del mondo esalava gli ultimi respiri, lo stesso Owen e un secondo Navy Seal gli puntarono le armi al petto e spararono parecchi colpi: ”Le pallottole scossero il suo corpo – si legge – inchiodandolo al pavimento fino a che non resto’ immobile”. Insomma, stando al resoconto di Owen-Bissonette, Osama bin Laden non è stato ucciso dai Navy Seal, ma si sarebbe tolto la vita prima di cadere nelle loro mani od essere da loro ucciso.