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Usa, elezioni. Romney e Perry, le due anime del partito repubblicano

di Licinio Germini
Pubblicato il 20 Settembre 2011 14:43 | Ultimo aggiornamento: 20 Settembre 2011 14:43

Mitt Romney (a sinistra) e Rick Perry

WASHINGTON, STATI UNITI – Il partito repubblicano degli Stati Uniti si trova ad avere come ”frontrunners”, i favoriti per la candidatura presidenziale alle elezioni dell’anno prossimo, due personaggi che pur avendo quasi la stessa età non potrebbero essere più diversi riguardo al loro stile, consistenza, biografia e modo di rivolgersi agli elettori. Rappresentano, in buona sostanza, le due anime del partito.

Uno è Mitt Romney, 64 anni, di fede mormone, ex-governatore del Massachusetts, nato in una famiglia benestante del Michigan, laureato ad Harvard e poi diventato ricco come consulente finanziario. L’altro, Rick Perry, 61 anni, governtaore del Texas, nato in una famiglia povera di quello stato che per anni non ha avuto un impianto idraulico in casa.

Romney ha trascorso la gioventù frequentando la fabbrica di automobili del padre, Perry andando di casa in casa per vendere Bibbie e fare abbastanza soldi per comprarsi una macchina. Mentre Romney dopo la laurea ad Harvard cominciò la sua fortunata carriera, Perry voleva diventare veterinario ma, bocciato alla Texas A&M University, entrò nell’aviazione militare.

Mentre Romney è disciplinato e cauto, Perry è roboante e impulsivo. I due non si piacciono. Uno che li conosce entrambi ha detto al Washington Post che se fossero stati nella stessa scuola si sarebbero accuratamente evitati. Oggi, i loro rapporti sono gelidi. ”In ogni modo possibile provengono da mondi diversi”, osserva lo stratega repubblicano Alex Castellanos: abbiamo un populista contro un patrizio, la ferrea volontà rurale texana contro l’imperturbabile calma di Romney, un conservatore contro un esponente del centro-destra, la semplicità ostinata di Perry contro la flessibilità di Romney”.

Nel rivolgersi all’elettorato repubblicano, entrambi affermano che le esperienze della loro vita li hanno preparati per la presidenza e per l’onerosa impresa di rimettere in sesto l’economia. La campagna di Romney è ispirata dalla fiducia di poter risolvere tutti i problemi che devono essere risolti. Quella di Perry è infervorata come quella di un leader che può convogliare la rabbia di un elettorato frustrato.

I due candidati rappresentano chiaramente le due forze che si agitano nel partito repubblicano. Romney appartiene all’establishment aristocratico, mentre Perry è il condottiero della gente comune che sta apportando al parito nuova energia, oltre ad impersonare il Texas, da una generazione il cuore repubblicano. Proprio come la vittoria del presidente Barack Obama su Hillary Clinton nel 2008 ha contribuito a definire l’immagine moderna del partito democratico, la scelta di Romney o Perry, o di qualcun altro, avrà lo stesso effetto sull’identità del partito repubblicano.

Nel rapporto con gli elettori, Romney dà il meglio di se stesso quando discute di affari e finanza. Annunciando il suo piano economico in 59 punti, ha cominciato dicendo ‘questa sarà una conversazione” e poi ha parlato improvvisando per mezz’ora con un solo foglietto di appunti in mano. Meno a proprio agio si trova quando parla alla gente comune ed affronta argomenti che trova banali o insignificanti.

Perry è diverso. Quando ha pronunciato un breve discorso in California sulla disoccupazione era così concentrato nel leggere i suoi fogli di appunti dal podio che non si è accorto del malore di una donna sulle gradinate, svenuta per il troppo sole, mentre gli astanti urlavano perchè accorresse un ambulanza. Ma a parte questo incidente, Perry sa comunicare con la gente comune, regolarmente attaccando le fasce elitarie. Nel dibattito tra i due la settimana scorsa, Romney ha sminuito la carriera di Perry, attribuendola alla fortuna e dicendo che governare uno stato ricco di petrolio è come giocare a poker e ricevere quattro assi.

La risposta di Perry non si è fatta attendere. In un comizio nello Iowa ha così risposto al ricco Romney: ”Sono cresciuto in una casa dove fino a quando avevo 5 anni non c’era acqua corrente. Mia madre e mio padre erano contadini a mezzadria. E una cosa è sicura: non sono certo io ad essere nato con in mano quattro assi”.