Usa: i repubblicani contro le moschee, anche quelle dei moderati, nuovo fronte della battaglia politica contro l’islam

Pubblicato il 9 agosto 2010 8:33 | Ultimo aggiornamento: 10 agosto 2010 13:18

In un tempo non molto lontano, nemmeno qualche anno fa, avrebbero adoperato una scusa diversa, qualcosa del genere problemi legati all’aumento del traffico, all’inquinamento acustico, alla riduzione dei parcheggi. La nuova crociata contro le moschee ha infine fatto cadere la maschera: la destra repubblicana, affrancata dai ceppi del politically correct, ha mostrato le carte nella sua lotta contro l’immigrazione musulmana. Ormai è sempre più evidente che un nuovo fronte politico è stato lanciato, quello della battaglia contro l’Islam.

Murfreesboro Tennesseeee, Ternecula California, SheboygaWisconsinns; tre città americane come migliaia di altre, tre città come tante altre immerse in un secolare e rassicurante anonimato e che ora l’inquietante fil rouge dell’islamofobia americana lega per la prima volta insieme.

Le comunità musulmane di questi paesi si sono scontrate con una inattesa resistenza. Volevano rinsaldare la vita religiosa della comunità, ancorando il culto ad uno spazio, costruendo un luogo di culto per sostituire infine i ritrovi di fortuna. Ma, in tutti e tre i casi, la decisione o il semplice progetto di costruire una moschea ha scatenato l’opposizione di una parte della cittadinanza.

Gruppi civici, spalleggiati dal nuovo movimento del Tea Party, hanno organizzato picchettaggi davanti ai luoghi prescelti per la costruzione della moschea.

Forme di diffidenza e ostilità alla comunità musulmana non sono nuove a settori di quello che si è soliti definire il ventre profondo dello Stato. Quello che è cambiato negli anni è l’animosità. In certi settori della popolazione americana l’Islam è ormai visto, e apertamente definito, come una minaccia in sé. I partecipanti a questi movimenti sostengono che la religione musulmana è incompatibile con i valori americani e che, addirittura, il fine ultimo implicito dell’immigrazione dai paesi islamici sarebbe il sovvertimento della repubblica costituzionale americana e la seguente instaurazione di un regime basato sulla Sharia. «Come madre e come nonna, sono preoccupata – sostiene Miss Serafin – Ho scoperto che tra vent’anni, con l’attuale tasso di nascita, saremo superati dall’Islam e che il loro obbiettivo è di mandare loro rappresentanti al Congresso e alla Corte Suprema affinché sia approvata la Sharia. I miei figli e i miei nipoti dovranno vivere sotto queste condizioni.»

Il vero paradosso di questa pericolosa querelle è che nei paesi occidentali l’attività delle moschee nel seno di una comunità funge, a detta di tutti gli esperti, da deterrente contro l’estremismo islamico. La destra repubblicana non solo getta benzina sul fuoco dell’intolleranza ma crea, inoltre, l’humus sul quale fiorisce quella particolare forma di terrorismo che gli americani hanno da qualche anno imparato a temere e conoscere sotto il nome di “home grown terrorism”. Che poi l’America sia nata come terra delle libertà, che sia stata per anni il porto sicuro contro le intolleranze e le discriminazioni religiose, non sembra minimamente interessare questa parte retrograda della destra repubblicana.