Usa, riforma sanitaria/ Le divergenze tra i democratici rendono improbabile una sua celere approvazione

Pubblicato il 29 Luglio 2009 12:59 | Ultimo aggiornamento: 29 Luglio 2009 12:59

Dopo ore di colloqui a porte chiuse i deputati democratici della camera dei rappresentanti non sono riusciti a raggiungere un accordo con i loro colleghi ribelli che osteggiano la riforma sanitaria voluta dal presidente Barack Obama, e la prospettiva che essa possa essere approvata prima che cominci la pausa estiva del Congresso venerdì 7 agosto si fa sempre più improbabile, a quanto riferisce la Reuters.

Il leader democratico della camera, Steny Hoyer, ha dichiarato senza mezzi termini che il voto il 7 agosto non avrà luogo e ha definito ”pressoché inesistenti” le possibilità che si svolga il giorno dopo. E il deputato Mike Ross, uno dei leader dei democratici contrari alla riforma nella sua versione attuale, soprannominati ”Blue Dogs” (cani blu), ha laconicamente dichiarato ai giornalisti che ”l’accordo non c’è”.

La riforma sanitaria è la principale priorità domestica del presidente Barack Obama ed è diretta ad estendere l’assistenza ai 47 milioni di americani che ne sono privi. Una mancata approvazione del disegno di legge prima della pausa estiva del Congresso verrebbe considerato un insuccesso politico per il capo della Casa Bianca. Ma egli stesso sembra ormai rassegnato allo slittamento a settembre avendo dichiarato che ”quel che conta è che i legislatori facciano progressi in vista dell’obiettivo finale”.

Obama ha a che fare non solo con la parte dei parlamentari democratici contrari alla riforma, ma anche con l’opposizione compatta dei repubblicani, che, come i ”blue dogs”, considerano eccessiva la spesa di migliaia di miliardi di dollari per realizzarla.

Un influente senatore democratico, Kent Conrad, membro della commissione senatoriale bipartisan che sta valutando le proposte di Obama sulla riforma, ha detto che senza l’appoggio di almeno una parte dei repubblicani – almeno quelli appartenenti all’ala progressista – la possibilità di approvare il disegno di legge prima del 7 agosto è virtualmente inesistente. «In realtà», ha aggiunto il senatore, «non sarebbe neanche desiderabile» perché una riforma di tali proporzioni dovrebbe ricevere in Congresso il più largo consenso possibile.