Usa, rimborsi spese/ Anche i parlamentari di Washington beccati a spendere e spandere con i soldi dei contribuenti

Pubblicato il 3 giugno 2009 16:16 | Ultimo aggiornamento: 3 giugno 2009 16:16

Se i parlamentari britannici spendono e spandono nei loro rimborsi spese i soldi dei contribuenti, anche i loro colleghi  del Congresso di Washington non ci vanno leggeri, a quanto riferisce il Wall Street Journal. È tutto legale, ma c’è una misura in tutte le cose.

Il deputato della Florida Alcee Hastings ha speso l’anno scorso 24.730 dollari (circa l’equivalente in euro) per affittare una Lexus superlusso. Il deputato dell’Ohio Michael Turner ne ha spesi 1.435 per comprarsi una macchina fotografica digitale. E Eni Faleomavaega, rappresentante a Washington dell’arcipelago delle Isole Samoa, territorio americano, ha acquistato due televisori Sony da 46 pollici.

Il ministero del Tesoro concede a deputati e senatori somme per pagare ”spese ufficiali e di rappresentanza”, ed essi godono di ampia discrezione su come utilizzare i soldi. Ma alcuni dei loro acquisti hanno suscitato perplessità ed attirato l’attenzione della stampa.

Oltre agli esempi citati, il Wsj ha scoperto che il deputato della California Howard Berman ha messo in conto rimborsi spese di 84 mila dollari per la stampa di calendari personalizzati inviati agli elettori del suo distretto. Il Wsj ha cercato di parlare con l’onorevole per chiedere chiarimenti, ma questi ha declinato.

Un’altra cosa che è balzata agli occhi scrutatori del Wsj è che, giacché le somme erogate hanno validità annuale, deputati e senatori si danno a spese pazze negli ultimi mesi per non perdere quanto gli resta da spendere.

Il Wsj ha per esempio accertato che i deputati Doc Hastings e Sylvester Turner, rispettivamente democratico e repubblicano, hanno speso ingenti somme nell’ultimo trimestre dell’anno scorso, quando le famiglie americane tiravano la cinghia e  lo stesso Congresso criticava i dirigenti delle fabbriche automobilistiche di Detroit che affittavano aerei privati per andare a Washington a chiedere soldi pubblici per salvare le loro industrie.