Usa: seggi aperti, Obama teme la catastrofe

Pubblicato il 2 Novembre 2010 12:28 | Ultimo aggiornamento: 2 Novembre 2010 12:48

Barack Obama

In numerosi stati americani sono stati aperti i seggi per le cosiddette elezioni di metà mandato e si è gia’ cominciato a votare. Per Barack Obama, il presidente degli Stati Uniti, le ultime notizie non sono affatto buone, e si profila una disastrosa ‘marea repubblicana’, due anni dopo la sua trionfale e storica vittoria alle presidenziali. Gli ultimi sondaggi, all’unisono, danno una ampia vittoria dei repubblicani all’opposizione, che potrebbero conquistare fino ad una cinquantina di seggi alla Camera dei Rappresentanti, cioè ben di piu’ dei 39 necessari per la maggioranza. Lo stesso discorso vale per i Governatori, di cui 37 su 50 vengono rinnovati domani: ci si attende ad una ondata repubblicana. Al Senato cresce l’incertezza, ed il risultato sarà sul filo del rasoio.

Sono a rischio il capogruppo democratico Harry Reid, che nel suo Nevada colpito dalla crisi, con disoccupazione e pignoramenti record, e’ indietro nei sondaggi, Reid e’ seriamente minacciato da Sharron Angle, vicina ai Tea Party antitasse. Per mobilitare all’ultimo minuto gli elettori neri ed ispanici Obama ha spedito in Nevada la first lady Michelle. E’ a rischio anche Alexi Giannoulias, che in Illinois punta al seggio che era di Obama prima che si candidasse per la Casa Bianca. Nonostante un mega comizio sabato a Chicago, a poche centinaia di metri da casa sua presenti circa 35mila persone, Obama non sembra essere riuscito ad invertire la tendenza, visto che il repubblicano Mark Kirk risulta leggermente in testa.

C’e’ infine il caso di Joe Sestak in Pennsylvania, che rischia di perdere contro il repubblicano Pat Toomey, in uno Stato considerato essenziale per vincere le presidenziali. Nonostante il presidente abbia girato in lungo e in largo, senza sosta, in tutti gli Stati Uniti, appoggiando i numerosi candidati in difficolta’, la strategia di Obama per mobilitare gli elettori per le ‘midterm’ non sembra aver dato i frutti desiderati. E’ vero che non si tratta di una scrutinio presidenziale e la mobilitazione risulta tradizionalmente di un terzo inferiore rispetto alle elezioni di meta’ mandato. Fatto sta che Obama viene accusato di non avere risolto la difficile situazione economica del paese, alle prese con un numero record di pignoramenti, con pochi posti di lavoro creati dopo la crisi, con il rischio di salari che non cresceranno nei prossimi mesi a causa dei consumi troppo bassi. Il presidente ha perso numerosi consensi, abbandonato dagli indipendenti che avevano contribuito a regalargli la vittoria.

La sua popolarita’ e’ scesa al di sotto del 50% e ci sono dubbi sulla sua rielezione, tra due anni. Un sondaggio Ipsos Reuters segnala che il 52% degli americani crede che perdera’ nel 2012. Il nuovo uomo forte dei repubblicani e’ il deputato dell’Ohio John Boehner, capogruppo alla Camera. Sara’ lui, salvo sorprese dell’ultimo minuto, il nuovo speaker al posto della democratica Nancy Pelosi, e l’uomo pensa probabilmente di candidarsi per la Casa Bianca. Da li’ l’attacco frontale che l’establishment repubblicano sta lanciando contro Sarah Palin, vicina ai tea party, temendo possa conquistare le future primarie repubblicane in vista della Casa Bianca, poi perdere seccamente le elezioni. Obama ha direttamente attaccato Boehner nel suo ultimo comizio elettorale, domenica a Cleveland, proprio nel decisivo Ohio, dandogli di fatto uno statuto di avversario presidenziale. Boehner ha replicato immediatamente ad Obama, prendendo la palla al balzo.

Nel testo del suo intervento di ieri, a Cincinnati, il capogruppo repubblicano critica pesantemente Obama per aver definito ”nemici” gli avversari politici che hanno il coraggio di respingere l’agenda della Casa Bianca, con una ampia presenza governativa. ”Signor Presidente – sostiene Boehner – c’e una parola per le persone audaci che difendono la liberta’, la Costituzione e i valori di un governo limitato che hanno fatto grande il nostro paese. Non li chiamiamo nemici, li chiamiamo patrioti”.