Usa, Trump inviò il capo della Cia ad un incontro con Kim Jong-un

di redazione Blitz
Pubblicato il 18 aprile 2018 16:21 | Ultimo aggiornamento: 18 aprile 2018 16:21
Trump inviò Mike Pompeo ad un incontro con Kim Jong un

Usa, Trump inviò il capo della Cia ad un incontro con Kim Jong-un (Foto Ansa)

NEW YORK  –  Il direttore della Cia, Mike Pompeo, uno degli uomini più fidati del presidente americano Donald Trump, ha incontrato il dittatore della Corea del Nord, Kim Jong-un.

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L’incontro, secondo quanto rivela il Washington Post, si sarebbe tenuto nel corso di una missione segreta di Pompeo a Pyongyang nel fine settimana di Pasqua, e si inserisce nell’azione volta ad organizzare un incontro tra lo stesso Kim e Trump al più presto, probabilmente a giugno.

Un incontro di alto livello tra i due Paesi come quello tra Pompeo e Kim non avveniva dal 2000, quando l’ex segretario di stato di George W.Bush, Madaleine Albright, ebbe un faccia a faccia con il padre di Kim, Kim Jong-il.

L’incontro tra Pompeo e il leader nordcoreano conferma che la strada utilizzata dalla Casa Bianca per aprire la strada del dialogo con la Pyongyang è stata più l’azione dell’intelligence che il tradizionale canale della diplomazia.  Infatti Pompeo avrebbe raggiunto un accordo per la sua visita in Corea del Nord proprio grazie ai contatti tra la Cia e i servizi nordcoreani. Ma anche con il contributo del numero uno degli 007 sudcoreani Suh Hoon, colui che avrebbe negoziato l’invito a Trump da parte di Kim Jong-un.

Dunque, era proprio questo l’incontro di altissimo livello a cui Trump si riferiva parlando con i giornalisti nella sua residenza di Mar-a-Lago, a margine del suo incontro col premier giapponese Shinzo Abe. Con un piccolo giallo che per alcuni minuti ha tenuto banco per un “sì” del tycoon a chi gli chiedeva se avesse mai incontrato direttamente Kim. Probabilmente una domanda capita male: fatto sta che la Casa Bianca, dopo i flash di tutte le principali agenzie internazionali, è stata costretta a diffondere una nota di smentita.

Le parti in causa, dunque, si sarebbero avviate sulla strada della distensione molto più di quanto finora immaginato, con Trump che a questo punto non nasconde l’auspicio di una vero e proprio trattato di pace che ponga fine al conflitto nella penisola coreana e sostituisca l’armistizio che fermò la guerra nel 1953, siglato anche da Stati Uniti e Cina. Per questo un nuovo accordo dovrà avere la firma anche da Washington e Pechino.

Inutile dire che per Trump gli sviluppi delle ultime ore sul fronte della questione nordcoreana sono una vera e propria boccata di ossigeno, dopo giorni e giorni di forti pressioni per la crisi della Siria, ma soprattutto per le vicende legate alle indagini sul Russiagate e a quelle sul suo avvocato personale, Michael Cohen, per non parlare delle accuse dell’ex capo dell’Fbi James Comey.

E i tempi in cui Trump descriveva la Corea del Nord “il risultato di un tragico esperimento nel laboratorio della storia” – solo poche settimane fa – nella serata di Mar-a-Lago sembrano davvero lontani.

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