Venezuela, una donna di 27 anni seconda vittima degli scontri. Guaidò: “Gli assassini devono farsi carico dei loro crimini”

di Maria Elena Perrero
Pubblicato il 2 maggio 2019 8:26 | Ultimo aggiornamento: 2 maggio 2019 8:43
Venezuela, una donna di 27 anni seconda vittima degli scontri. Guaidò: "Gli assassini devono farsi carico dei loro crimini"

Venezuela, una donna di 27 anni seconda vittima degli scontri. Guaidò: “Gli assassini devono farsi carico dei loro crimini” (Foto Ansa)

MILANO – C’è una seconda vittima degli scontri che il primo maggio hanno attraversato il Venezuela, dopo che l’autoproclamatosi presidente Juan Guaidò ha incitato i suoi alla rivolta. Oltre al giovane di 24 anni rimasto ucciso durante le proteste, una donna di 27 anni è morta in sala operatoria dopo essere rimasta ferita durante le proteste. E Guaidò ha tuonato: “Mi impegno a far sì che la sua morte in sala operatoria pesi molto su coloro che hanno deciso di sparare su un popolo che ha deciso essere libero. Questo deve finire e gli assassini dovranno farsi carico dei loro crimini. Mi giocherò la vita per far sì che così sia”.

Secondo i media venezuelani la donna, Jurubith Betzabeth Rausseo García, sarebbe stata centrata da un proiettile nel quartiere di Altamira di Caracas, all’altezza della Torre Britannica della capitale. 

Durante la giornata di mercoledì primo maggio il Venezuela ha visto scontrarsi manifestanti pro e contro il governo chavista di Nicolas Maduro. Guaidò ha chiesto ai suoi militanti di porre fine alla “usurpazione” del potere da parte del successore di Hugo Chavez, mentre quest’ultimo ha celebrato “la sconfitta della destra golpista” che “voleva portare il Paese alla guerra civile”.

La giornata di protesta dei sostenitori di Guaidó, pur svolta nella Giornata internazionale dei lavoratori, era parte della Operazione Libertà che “terminerà quando l’attuale capo dello Stato ‘illegittimo’ avrà abbandonato il Palazzo di Miraflores”.

L’autoproclamatosi leader, pupillo degli Stati Uniti, ha anche annunciato un programma di scioperi scaglionati nell’amministrazione pubblica, fino a far sì che tutti i settori si uniscano in uno sciopero generale. “Resteremo nelle strade fino ad ottenere la fine dell’usurpazione, un governo di transizione e libere elezioni”.

Da parte sua Maduro, rivolgendosi alla ‘Marea rossa’ chavista presentata dai suoi collaboratori come “vari chilometri di militanti”, ha sostenuto che si è trattato di “una delle marce più grandi della storia”, “una mobilitazione monumentale”.

Sul Venezuela si sono scontrate anche le amministrazioni di Stati Uniti e Russia. In un colloquio telefonico il ministro degli Esteri di Mosca, Sergei Lavrov, ha messo in guardia Washington: “L’ingerenza Usa negli affari interni del Venezuela è una violazione del diritto internazionale. ulteriori passi aggressivi nel Paese latinoamericano comporterebbero conseguenze gravi”. L’omologo americano Mike Pompeo ha replicato accusando Mosca e Cuba di “destabilizzare il Venezuela” e sottolineando che il coinvolgimento russo nelle vicende del Paese latinoamericano “rischia di destabilizzare anche le relazioni bilaterali tra Washington e Mosca”. (Fonte: Ansa, El Pitazo)